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candidato al Senato per il Partito Democratico

Intervento sul Piano Casa

INTERVENTI IN BOZZA
SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE
DEL 14 OTTOBRE 2009

Delibera N/265 – Adempimenti comunali in attuazione dell’art. 5 commi 4 e 6 della Legge Regionale 16 luglio 2009, n. 13, avente ad oggetto: “Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico della Lombardia.

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Il Presidente Palmeri così interviene:

“Grazie Assessore Masseroli. Apriamo la parte legata al dibattito generale sulla delibera. Nel frattempo informo l’Aula che sono stati depositati sei emendamenti, ricordo che non sarà più possibile depositare emendamenti al termine della replica dell’Assessore, dopo gli interventi dei Consiglieri. Fino ad ora è iscritto solo il Consigliere Baruffi a cui do la parola. Prego Consigliere Baruffi”.

Il consigliere Baruffi così interviene:

“Grazie Presidente. Io devo dire che il mio intervento sarà un intervento a due facce in qualche modo, nel senso che da un lato vi è la situazione nostra, del Comune di Milano sul quale questa Legge Regionale, e quindi l’applicazione di questa intesa nazionale tra Stato e Regioni sul nostro territorio avrà un impatto limitato, credo che bene abbia fatto il Comune a individuare quei tessuti urbani di cui parlava prima l’Assessore che sono da sottoporre con particolare attenzione e salvaguardia.

Su questi poi, nello specifico, forse vi è qualche aggiustamento da fare, ci sarà qualche emendamento, c’è anche un punto rispetto ai vincoli ambientali, sui quali io ho presentato insieme al collega Fedrighini un emendamento, però complessivamente noi abbiamo un quadro che è sostanzialmente di applicazione della legge e di giusta salvaguardia nei confronti dei quartieri della città più delicati, vi è però la riflessione di carattere generale, su quello che questa intesa Stato – Regioni e questa Legge Regionale comporterà su scala ben più ampia di quella del nostro territorio, del Comune di Milano e allora lì non ci può essere altro che una forte critica per il modo in cui è stato costruito il percorso che ha portato all’approvazione di questo documento, di questo Piano Casa, ricorderanno tutti i colleghi che l’idea dell’aumento delle cubature rispetto ai volumi già esistenti nacque e venne annunciata pochi giorni prima del terremoto de L’Aquila e in quella sede di dibattito politico sembrava che l’obiettivo del Presidente del Consiglio e del Governo fosse quello di dare il via libera sostanziale ad una nuova opera di cementificazione e di realizzazioni, ovunque fosse possibile, e senza alcuna attenzione ai danni già esistenti sul territorio. Poi il terremoto de L’Aquila ha fatto innescare una marcia indietro, un ripensamento, si è capito che non si poteva procedere attraverso una Legge Nazionale ma attraverso una intesa Stato-Regioni e alcuni Regioni hanno agito in modo più virtuoso e altre meno, nel cercare di portare a compimento questo percorso.

La Regione Lombardia secondo me ha agito male, nel momento in cui ha preso in considerazione fra le aree sulle quali si potrà intervenire, anche delle aeree naturali protette, ha agito male quando ha deciso di non salvaguardare alcune parti che sono a Parco Regionale, ha agito male complessivamente perché sul nostro territorio già vi è stato un ampio uso, in termini di liberalizzazione, di quelle che sono state le possibilità edificatorie, anche su volumi già esistenti, penso per tutti all’esempio in alcuni casi devastante, del recupero sottotetti e dei sopralzi.

Queste scelte del passato oggi potranno essere premiate con ulteriori aumenti di volumetrie e ulteriori aumenti su edificazioni, su villette, su case che nascevano a un piano, con recupero dei sottotetti e con i sopralzi sono diventate di 2 o 3 piani e se hanno mantenuto la destinazione mono o bifamiliare adesso potranno rialzarsi di un piano ancora.

In questo senso si tratta di un’operazione sbagliata, e si tratta di un’operazione sbagliata complessivamente per quanto riguarda quello che è il rapporto, anche culturale fra possibilità edificatoria e capacità di mettere in salvaguardia il territorio. Da questo punto di vista noi abbiamo nel nostro Paese esempi clamorosi e emblematici, penso al recente caso, quello che riguarda il territorio di Messina, dove si capisce e si percepisce in maniera chiara come la volontà di costruire e di realizzare e di tenere in secondo piano l’attenzione rispetto al tema della salvaguardia del territorio, oppure penso a tutta la storia dei condoni edilizi nel nostro Paese, ebbene tutto questo possa apportare a tragedie che poi difficilmente trovano un colpevole dal punto di vista individuale e materiale. Però è quell’approccio e quel modo di intendere l’uso il consumo e l’uso del territorio che va combattuto e che questo tipo di normativa che abbiamo visto approvata in Regione Lombardia, non contribuisce minimamente a combattere, anzi, incentivano e rischiano in questo modo di produrre ulteriori guasti e disastri e scempi sia dal punto di vista della sicurezza, sia del punto di vista della conservazione del paesaggio e dal punto di vista architettonico.

C’è poi un punto che invece è positivo ed è quello legato alla questione del risparmio energetico, la possibilità di concedere questi aumenti di cubature solo a condizione che vengano rispettati alcuni standard abbastanza elevati di consumo di energia da parte dei nuovi edifici o degli edifici ristrutturati. In questo senso c’è, invece, un approccio invece positivo. Lo dico perché quello che voglio fare con questo intervento è di sottolineare alcuni punti critici di carattere generale ma non prendere una posizione che sia immediatamente considerata ideologica da parte dell’Assessore che usa spesso questa parola nei confronti di chi non la penso come lui.

Detto questo io vorrei tornare invece alla questione più milanese, e chiedo per cortesia all’Assessore un attimo di attenzione, perché al di là delle considerazioni generali, io ho presentato un paio di emendamenti che riguardano alcuni di quei quartieri la cui tutela è già in delibera, ma su cui confini ci sono alcuni dubbi. Nel testo di delibera, infatti, vi è un allegato, una relazione tecnica che dà la descrizione dei confini, che non sempre corrispondere totalmente a quanto appare nella tabella che è parte integrante della delibera e che è allegata alla delibera, sulla quale invece vengono evidenziati i confini precisi delle aeree sottoposte a tutela. Allora in questo senso io ho bisogno di anche di un chiarimento, perché nei colloqui avvenuti con gli Uffici è mancata, da questo punto di vista, una parola definitiva, e cioè capire se quello che fa testo è la tabella allegata alla delibera e quindi i confini sono più ampi di quelli che vengono descritti nella relazione tecnica, oppure se fa testo la relazione tecnica e quindi gli emendamenti sono necessari per ridefinire al meglio i confini.

Su questo punto un chiarimento credo sia utile a tutti e io penso che in ogni caso quegli emendamenti avrebbero, se non altro, il significato di ribadire con chiarezza i punti che eventualmente non fossero così completi all’interno della relazione tecnica. Però su questo credo ci sia bisogno di un chiarimento utile, forse non solo al sottoscritto ma anche a altri colleghi. Grazie”.