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Quanti disobbedienti nel Pd

Da Repubblica — 05 ottobre 2010 pagina 1 sezione: MILANO

DA ANGIOLINI a Zaccaria, per stare all’ ordine alfabetico. Una compagnia variegata, si ritrovano assieme strenui difensori della laicità dello Stato e cattolici praticanti, ex popolari ed ex diessini che forse tanto d’ accordo non sono mai andati, alfieri del progressismo più spinto e moderati. SONO 25 esponenti del Pd che si schierano – nero su bianco – a fianco del costituzionalista Valerio Onida in vista delle primarie per il sindaco, quelle del 14 novembre. Un atto di disobbiedienza nei confronti del loro partito, che invece ha indicato Stefano Boeri. Disobbedienti come altri, sempre tra i Democratici, che invece hanno scelto Giuliano Pisapia. Tutto bene, nessun problema, semmai «queste divisioni sono una ricchezza», è il refrain. Ma a ben vedere, qualche problemino c’ è. E riguarda proprio il Pd. Ma vediamo. Innanzitutto l’ endorsement pro-Onida. Apre l’ elenco l’ avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini; seguono, tra gli altri, il costituzionalista cattolico Enzo Balboni, l’ ex assessore alla Provincia Daniela Benelli (già diessina “di destra”), l’ ex presidente delle Acli Giovanni Bianchi, i sindacalisti della Cgil Riccardo Terzi e Gianni Bombaci,i consiglieri comunali Giovanni Colomboe David Gentili, l’ ex dc Daniela Mazzucconi, il prodiano Franco Monaco, come del resto Zaccaria… Dicono, anzi scrivono, che ci sono almeno cinque ragioni per votare Onida alle primarie: candidato davvero «civico», competente sui problemi della pubblica amministrazione, più capace degli altri di raccogliere consensi ampi e trasversali, prodiano della prima ora, trasparente e autonomo. Ma a tenerli insieme c’ è soprattutto una cosa. E Fabio Arrigoni, capogruppo del Pd in Zona 1, firmatario dell’ appello, prova a spiegarla così: «Vero, siamo una compagnia un po’ strana, il fatto è che sulle primarie i partiti non possono vincolare gli iscritti: se si è troppo blindati poi c’ è il rischio che a votare non ci vada nessuno». Daniela Benelli rafforza il concetto. Con una domanda retorica: «Ma non abbiamo fatto un partito nuovo proprio per tenere insieme culture diverse?». Insomma: «Si sarebbe potuto benissimo, senza far venir meno la dignità del Pd, non indicare nessuno; in questo modo non si sarebbe contraddetta la scelta civica compiuta dal partito a Milano, che ha rinunciato a candidare un suo esponente». Poi arriva la stoccata, ed è questo, per il Pd, il problema a cui alludono molti “irregolari”: «A Dio piacendo – conclude Benelli – non siamo più un partito leninista, ma se alla fine a vincere le primarie sarà uno non indicato dal Pd, a qualcuno potrebbe venir voglia di mettere in minoranza il gruppo dirigente». «In ogni caso – aggiunge Angiolini – grazie a noi l’ indicazione data dalla direzione provinciale non è netta, non preclude il principio della libertà dei membri del partito di scegliere chi credono alle primarie». Poi ci sono i Democratici proPisapia. Tra i più noti, tre consiglieri comunali (Francesca Zajczyk, Maurizio Baruffi, Davide Corritore), l’ ex magistrato Gerardo D’ Ambrosio, Anna Puccio dell’ esecutivo regionale. La Zajczyk ripercorre le tappe della vicenda: «A luglio ero molto preoccupata, il Pd non prendeva posizione, la situazione sembrava bloccata, così quando si è fatto avanti Pisapia ho pensato non solo che fosse un ottimo candidato, ma soprattutto che si assumeva la responsabilità di farci uscire da quest’ impasse; continuo a ritenere che se il mio partito non avesse metto il cappello su alcun candidato, avrebbe fatto un’ operazione molto significativa: politica e di immagine». E a dare l’ idea l’ idea di quanto grande sia il disordine sotto il cielo del Pd, ecco le riflessioni, ai limiti del sarcasmo, di Lino Duilio, già segretario regionale del Ppi: «Va bene, ormai è inutile piangere sul latte versato, meglio non alimentare altre polemiche. Sta di fatto che l’ indicazione per Boeri contraddice lo spirito delle primarie: io stesso non ho ancora deciso con chi schierarmi. Sarei per Onida, ma neppure Pisapia mi dispiace affatto, anzi: perché no?». – RODOLFO SALA

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Ecopass. Baruffi: “Ticket per tutti, così si potrà investire sul trasporto pubblico”

«FINALMENTE. Pagherete caro, pagherete tutto». Scherza con gli slogan Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Partito democratico e ambientalista di primissimo pelo. L’estensione, da dopodomani, del pagamento di Ecopass ai possessori di auto diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato non può che trovarlo d’accordo. Baruffi: serve? «Serviva. Serve tuttora, intendiamoci. Ma non si può applicare adesso una misura che andava attuata due anni fa. Ne misureremo risultati ed efficacia ma la linea di frontiera, secondo noi, resta quella del doppio allargamento di Ecopass. Geografico, ingrandendo l’area, e numerico, estendendolo a tutti i veicoli. L’idea che si possa entrare nel centro di Milano a zero euro è da eliminare». Insomma, serve ma non basta. «In sintesi, è così». Crede che all’ingrandimento di Ecopass possa arrivare l’istituenda commissione tecnica? «Quello mi sembra solo un modo di pestare l’acqua nel mortaio. Ed è la dimostrazione che il sindaco, che aveva illuso la città di poter portare a termine un’azione decisa sul traffico, alla fine è incapace di prendere decisioni». Né il sindaco né la commissione? «La commissione non deciderà né farà danni. Sarà solo uno spreco di energie, forse anche di risorse. Non verrà fuori alcun indirizzo rivoluzionario da lì: non la compongono esperti scientifici, è solo lottizzazione, risposta a logiche di partito». Ogni volta che il potenziamento di Ecopass è sul piatto, arriva uno stop. Chi vuole affossarlo? «La stessa maggioranza, mi pare, ed è un errore, visto che non ci sono risorse per il trasporto pubblico: la riduzione del numero di tram e i ritardi del nuovo metrò lo testimoniano. Da quando la Moratti è sindaco, quattro anni, l’unica stazione aperta è stata Rho, che nel 2006 era già quasi completa. Dunque, la sola strada per finanziare i mezzi pubblici è tassare chi usa inutilmente l’auto per andare in centro. Tutto il resto è un’idea di viabilità del secolo scorso, che condanna Milano al degrado».

Da Repubblica del 30 maggio 2010.

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