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Buche e gradini, lo scandalo dei masselli una trappola per tram, scooter e biciclette

Atm ha censito gli incidenti ai mezzi pubblici causati dal dissesto dei lastroni di porfido: solo nel 2009 sono stati 18. Due giorni fa un tram in corso di Porta Ticinese si è incagliato in un parallelepipedo di pietra. Leggi l’articolo di FRANCO VANNI per repubblica Milano.

Buche e gradini, lo scandalo dei masselli una trappola per tram, scooter e biciclette

FOTO I masselli-trappola

Blocchi sconnessi, o addirittura mancanti e rimpiazzati da colate di bitume. Gradini alti anche una spanna fra una pietra e l’altra, che trasformano la pavimentazione in masselli – i milanesi impropriamente lo chiamano pavé – in una trappola per bici, moto, auto, tram e bus. Atm ha censito gli incidenti ai mezzi pubblici causati dal dissesto dei lastroni di porfido: solo nel 2009 sono stati 18. L’ultimo è di due giorni fa, quando un tram della linea 3 in corso di Porta Ticinese si è incagliato in un parallelepipedo di pietra.

In piazzale Baiamonti i blocchi al centro della carreggiata sono separati da fessure, antiche al punto che in mezzo cresce l’erba. In piazza della Repubblica, fra i massi si apre una pozzanghera di asfalto: stanchi di rimettere a posto blocchi che non tenevano, i tecnici hanno preferito colmare tutto con sabbia e bitume. In via Vincenzo Monti le pietre si sono alzate in modo uniforme, fino a creare una sorta di “muretto” continuo a filo della rotaia. «Ci sono caduto in scooter due volte — racconta Rocco De Martini, 36 anni, tecnico informatico — la settimana scorsa ho speso 270 euro per cambiare le carene, e pretendo che il Comune mi renda i soldi».

Micaela Angeletti, 41 anni, non mira al rimborso, vuole «una svolta». Racconta di avere buttato via una bicicletta dopo una caduta in via Torino, e di avere faticato a trovarne una uguale. «Non chiedo i danni — dice la donna — ma spero che Palazzo Marino si decida a risolvere una volta e per tutte un problema indegno di una città moderna». Per Bruno Simini, assessore ai Lavori pubblici del Comune, «la causa dello spostamento dei blocchi è la presenza di rotaie troppo vecchie. Se i binari non sono posati su basi in cemento, le vibrazioni e le oscillazioni causate dal passaggio dei tram guastano la posa della pavimentazione, anche se ben fatta. Fino a quando Atm non avrà sostituito le vecchie armature, il problema resterà».

È vero: dove ci sono i binari, i blocchi fluttuano. Succede in viale Coni Zugna, dove per fare andare dritta la moto bisogna aggrapparsi al manubrio, o in viale Umbria, dove il 4 marzo un tram «ha picchiato sotto», per usare le parole dei tecnici Atm. Il guaio, però, è che le pavimentazioni disastrate ricoprono anche strade dove il tram non passa da tempo, come via Palestro o Ripa di Porta Ticinese. Sulla sponda del Naviglio Grande si è tentato di colmare le fessure fra le pietre con bitume elastico, che però si stacca creando grotteschi gomitoli, nemici delle donne col tacco.

Aspettando che Atm sostituisca le vecchie rotaie con altre migliori, il Comune, quando può, i masselli li fa sparire. Nelle strade non protette da vincolo architettonico, la pietra viene sostituita da asfalto: è successo in viale Bligny, e sono in corso interventi in via Palmanova e via Montello. Ora si studia la possibilità di foderare di nero anche corso Genova e corso Cristoforo Colombo, sempre che la Soprintendenza non si metta di traverso. Dove invece il vincolo c’è, si cerca di posare i massi alla vecchia maniera: uno strato di ghiaione, un letto di sabbia fine (possibilmente della valle del Ticino) e sopra, disposti a “dorso d’asino”, i blocchi di porfido rosso, che tradizione vorrebbe fossero prelevati dalle cave di Cuasso al Monte, in provincia di Varese. L’ultimo restauro di questo tipo è stato fatto in via Turati, dove ora si circola senza saltelli e senza sorprese. Domani, si vedrà.

Per dare lunga vita al lastricato, c’è chi auspica una deroga agli antichi metodi di posa. «Le tecniche che funzionavano nel Seicento oggi sono da rivedere, gli autobus non sono carrozze — dice Gabriele Camomilla, ingegnere e consulente di Anas per la manutenzione stradale — per ancorare al suolo pavimentazioni come quelle di Milano, esistono diversi tipi di malta di cemento di concezione moderna: basta uno strato di 30 centimetri perché le pietre non si muovono più». Un’idea che a Simini non piace: «La colata di malta snatura il concetto di pavimentazione a masselli — dice — le soluzioni di pregio sono tali solo se fatte come si deve».

Anche perché in città resistono ancora lastricati che nessuno tocca da sessant’anni fa, come in via San Vittore. «Se i masselli posati di recente non reggono è perché non ci sono più i selciatori di una volta, e il Comune affida i restauri con appalti al massimo ribasso — dice Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Pd — comunque è evidente che fino a quando non si ridurrà il traffico, ogni intervento sarà di fatto inutile». Il Comune quest’anno ha stanziato 3 milioni di euro ad hoc per il restauro dei masselli, parte di un progetto di intervento che prevede il rifacimento di mille strade ogni anno da qui al 2015, in tempo per Expo.

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Rivoluzione Atm, meno tram in centro

Nel piano degli interventi nel biennio 2010-2012 c’è anche la ristrutturazione della rete, corsie riservate e semafori intelligenti. Ma per il consigliere comunale del Pd Maurizio Baruffi, «la ricetta per rendere più sicuri ed efficienti i mezzi pubblici è diminuire le auto in centro. L’errore, al di là della lunghezza dei tram, è quello di tagliare la continuità di linee comode per i passeggeri, che dovranno cambiare mezzi e non saranno invogliati a utilizzarli».

L’articolo di Alessia Gallione su Repubblica Milano.

Rivoluzione Atm, meno tram in centro
Nel piano degli interventi nel biennio 2010-2012 c’è anche la ristrutturazione della rete, corsie riservate e semafori intelligenti.
di Alessia Gallione

Meno tram che attraverseranno il centro. La rivoluzione inizierà prima dell’estate dai mezzi più lunghi, quelli da 35 metri che oggi partono dalla periferia per arrivare in piazza Fontana, via Dogana o Duomo. E che, in futuro, interromperanno la corsa ai margini della Cerchia dei Bastioni per essere sostituiti con viaggi in metropolitana, bus ecologici o altri tram più piccoli.

È la novità del piano per la sicurezza presentato dal presidente di Atm Elio Catania al sindaco Letizia Moratti. Un elenco di «interventi strutturali», li definiscono, per cui verranno investiti 125 milioni di euro in tre anni su un totale di 847 milioni destinati a migliorare «l’efficienza e la qualità»: dal via libera alle nuove corsie preferenziali “congelate” nei mesi scorsi —� che verranno protette anche da telecamere — fino ai semafori “ intelligenti” agli incroci potenzialmente pericolosi e all’a utomatizzazione degli scambi.

A sollecitare un piano per la sicurezza era stata Letizia Moratti, dopo l’ultimo incidente tra due tram in piazza Firenze. Un maggiore sforzo, aveva chiesto il sindaco. Che ieri, dopo l’incontro con il presidente di Atm, si è dichiarata soddisfatta: «Da questo piano mi aspetto un significativo e ulteriore miglioramento della sicurezza e della qualità del servizio». Fa eco Elio Catania: «Queste iniziative sono indispensabili per garantire la fluidità e la regolarità del servizio».

Si parte dalle corsie protette: 35 i chilometri in più promessi nei prossimi tre anni; 18 quelli già condivisi da Atm e Comune — da corso XXII Marzo a via Ripamonti — su cui è stata impressa un’a ccelerazione. Ancora da valutare, invece, via Coni Zugna. L’i ntervento più urgente riguarderà i semafori: Atm ha fatto una mappa di 35 incroci critici. Verranno ricalibrati i semafori dando, dove possibile, la priorità ai mezzi pubblici. In 21 casi (Procaccini, Porta Romana, Porta Vigentina e Coni Zugna) i ritocchi sono già avvenuti. Il resto (da via Farini a corso Sempione fino a Pagano) verranno aggiornati entro fine mese.

È destinata a far discutere, invece, la «razionalizzazione» della rete dei tram del centro: una riduzione dei mezzi che oggi lo attraversano, quelli più lunghi ma anche altri meno utilizzati, con la modifica di alcuni percorsi e capolinea e l’istituzione di servizi navetta. Con un obiettivo, dice il vicesindaco Riccardo De Corato: «Togliere dal centro i tram più lunghi che possono causare ingorghi o rallentamenti».

Si inizierà da maggio e si andrà avanti per i prossimi tre anni. Non prima, precisa Palazzo Marino «di averne discusso con il consiglio comunale, i consigli di zona e tutti gli interessati». Ma per il consigliere comunale del Pd Maurizio Baruffi, «la ricetta per rendere più sicuri ed efficienti i mezzi pubblici è diminuire le auto in centro. L’errore, al di là della lunghezza dei tram, è quello di tagliare la continuità di linee comode per i passeggeri, che dovranno cambiare mezzi e non saranno invogliati a utilizzarli».

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