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Nuove piste ciclabili le promesse mancate

Articolo di Alessia Gallione da Repubblica.it, edizione di Milano.

LAVORI FUORI CORSO

Nuove piste ciclabili le promesse mancate

Il tracciato più lungo non arriva a 5 chilometri, il resto è un mosaico senza criterio

ALESSIA GALLIONE

In cima alla classifica, per ora, rimane il tragitto Fiera-Pagano-Solari: 4,74 chilometri da percorrere senza sosta. Quasi un miraggio. Seguito dai 4,6 chilometri della Martesana, dai 4 lungo il Naviglio Grande e dai 4,3 in zona Forlanini. Quattro percorsi, gli unici che non si limitano a un chilometro o poco più, di una rete di piste ciclabili fatta di tratti che, a volte, non raggiungono neppure i cento metri. Uno spezzatino disseminato, un po’ a caso, in tutta la città.

Monconi che partono e si interrompono improvvisamente, che riprendono e finiscono nel nulla. Dovrebbero comporre una rete che oggi, il Comune, sostiene si estenda per 100 chilometri ma che, in quattro anni, non è riuscito a ricucire. Perché è dal 2006, e dalle promesse fatte allora, che bisogna ripartire per capire il piano mai realizzato dalla giunta. Che prometteva di raddoppiare i chilometri di piste ciclabili, ma soprattutto di rendere Milano una città “all’avanguardia nelle politiche di sostenibilità ambientale”.

La dichiarazione è di Letizia Moratti e data 24 marzo 2010. È allora che il sindaco ha annunciato, entro la fine del suo mandato, trenta chilometri di percorsi in più dedicati alle due ruote, quando finora ne sono stati costruiti quindici: “Arriveremo a 131 chilometri nel 2011, 190 nel 2015″. Numeri che sono il risultato, però, di un elenco iniziale sempre più ridimensionato e del tentativo di presentarsi in campagna elettorale con qualche medaglia in più. Un rush finale per realizzare in pochi mesi quello che è sempre stato rimandato.

Eppure la giunta Moratti prometteva una “rivoluzione”: un “piano della mobilità ciclistica” che avrebbe dovuto contenere tutto lo scibile dedicato alle due ruote. Non solo piste, ma ciclo-stazioni, corsie, segnaletica, sicurezza, la possibilità di portare le bici sui mezzi pubblici… Il lavoro, voluto dall’allora assessore alla Mobilità Edoardo Croci, partì nel 2006 anche in collaborazione con associazioni come Ciclobby.

Peccato che sia sempre rimasto nel cassetto. Una sintesi venne presentata nel 2007, ma la versione completa non è mai arrivata in giunta per le continue frenate di una parte del Pdl che ha sempre guardato alle piste come a possibili minacce per i posti auto.

Galli, Ciclobby: “I ciclisti sono sempre di più”

Il primo cantiere destinato a trasformare in realtà la promessa della Moratti è partito – quasi un mese in ritardo – quattro notti fa a Porta Venezia: 5,49 chilometri fino alla Centrale. Entro l’estate, però, assicura l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini, inizieranno anche i lavori (4,65 chilometri) lungo la Cerchia dei Navigli, e quelli per due “Raggi verdi” (da Porta Nuova fino alla Martesana e dal Castello fino a Rho) che dovranno regalare alla città i nuovi alberi. Perché, in realtà, per raggiungere il traguardo di una trentina di chilometri in più bisogna sommare 19 chilometri di piste e 12 di Raggi verdi.

Anche gli altri interventi, però, sostiene adesso Palazzo Marino, partiranno: in tutto 11,5 milioni di euro spesi da qui alla primavera del 2011. La lista presentata a marzo, poi, è la stessa lasciata in eredità da Croci a ottobre del 2009, al termine di un interminabile tavolo con gli altri assessori per strappare almeno gli interventi “prioritari”. “È il minimo indispensabile – dice l’ex assessore – ed è doveroso almeno completare quello che era già stato definito da tempo”.

Sono i numeri a dare il senso di un progetto rimasto in gran parte sulla carta. La sintesi è del verde Enrico Fedrighini: “Il ridimensionamento delle piste è dimostrato dall’ultimo annuncio: una ministra riscaldata di tutto quello che era stato programmato e mai realizzato. Eppure i tecnici hanno preparato progetti di livello: è la politica che li ha bloccati”. Nel 2006, si diceva, a Milano c’erano 67 chilometri di piste. “Nei prossimi tre anni arriveremo a 120″ annunciava allora Croci. Un traguardo di 50 chilometri in più spostato sempre più avanti nel tempo fino a coincidere con la fine del mandato.

Nel 2008, addirittura, la cifra subiva un’impennata: “L’obiettivo del 2011 è arrivare a 147 chilometri contro i 72 attuali”. Con una sorpresa. Nel 2009 a Palazzo Marino si fece un nuovo conteggio e ci si accorse che il saldo di partenza andava rivisto all’insù: nel 2006 non c’erano 67, ma 85 chilometri di piste. Non solo. Nel 15 chilometri realizzati ex novo (per arrivare a cento) è finito di tutto, anche tratti da dieci metri (un attraversamento ciclabile al Parco Nord) o da 76 metri (via Monte Rosa). La maggior parte del resto non supera il chilometro con pochi esempi (i 2 chilometri Duomo-Forlanini-via Marescalchi e via Corelli o i 3,091 del sistema Molise Calvairate) che arrivano a una lunghezza accettabile.

Il caso esemplare sono le piste del centro, dove si sente più la mancanza di percorsi sicuri. Tre tracciati per cui il Comune ha ricevuto anche un finanziamento ministeriale. Il primo lotto sarebbe dovuto partire nel 2008. Due anni dopo, ecco il vicesindaco De Corato, che ha ereditato le deleghe alla Mobilità: “Il progetto per l’itinerario Duomo-Porta Nuova, da 5,5 milioni di euro, è stato approvato a dicembre del 2009 ed è in corso l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione a Metropolitana milanese; anche la progettazione definitiva degli itinerari Duomo-Monforte e Duomo-Sempione è in corso di affidamento sempre ad Mm”.

Bene. Anche se, a sentire i tecnici, l’unico tragitto che ha possibilità di partire è quello di Porta Nuova all’interno della pedonalizzazione di Brera. E il saldo per i ciclisti, secondo il consigliere comunale del Pd Maurizio Baruffi, non andrebbe fatto soltanto in termini di piste: “L’avanguardia di tutte le città europee ragiona in termini di strade sicure o di alternative come l’uso dei marciapiedi larghi”. Se ne riparlerà nella prossima giunta.

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Mancano i progetti. Niente fondi per le ciclabili

Dopo l’interrgoazione presentata sull’assenza di Milano dal Bando regionale per la mobilità ciclabile, incredibile risposta dell’assessorato. Baruffi: “è sconcertante che il Comune di Milano non riesca a produrre un solo progetto definitivo, dopo una serie di annunci e promesse”.

Leggi l’interpellanza e scarica la risposta in formato pdf: Interrogazione2112009001.

L’articolo sul Corriere della Sera del 18 gennaio 2010: scarica l’articolo in formato pdf

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E spunta l’emendamento sulle piste ciclabili

Armando Stella sul Corriere della Sera del 13 gennaio 2010:

E spunta l’ emendamento sulle piste ciclabili
La proposta: per l’ opposizione non serve un anello attorno alla città, ma una rete di percorsi per le due ruote

Prima del «filo rosso», e cioè del ricamo turistico tra i parchi periferici della città, il Comune «ricucia la coperta scucita delle piste ciclabili del centro, quella usata tutti i giorni dai milanesi». Nei faldoni di emendamenti presentati da maggioranza e opposizione, c’ è una piccola richiesta firmata da Maurizio Baruffi (pd) e Carlo Montalbetti (Lista civica). I consiglieri propongono una modifica a pagina 238 del Pgt e il testo da aggiungere è il seguente: «L’ amministrazione considera essenziale lo sviluppo della mobilità ciclistica per ragioni strettamente legate alla mobilità urbana quotidiana delle persone e non solo a motivi di svago e di tempo libero». Giurano i promotori: «Questo non è ostruzionismo. La bici deve avere pari dignità con gli altri mezzi di trasporto». Il «filo rosso» è un percorso ciclopedonale nel verde immaginato dal Pgt sulla linea del parco orbitale, il Metrobosco attorno a Milano. La «coperta scucita» è la mappa disegnata dai volontari di Ciclobby in un anno di censimento, pista per pista, moncone per moncone. Tipo: la corsia di viale Caprilli che si perde in piazzale Lotto e ricompare in viale Monte Rosa, dove il tratto riservato alle due ruote è però «accidentato e inutile». Per non dire del marciapiede colorato di rosso e mai segnalato alla Bicocca, «un lavoro fatto a metà». E così elencando, da viale Elvezia a viale Murillo, dal percorso sghembo tra via XX Settembre e la Triennale all’ assenza di protezioni in Porta Tenaglia: «Palazzo Marino deve riprendere il masterplan della mobilità ciclabile elaborato dalle associazioni in accordo con l’ ex assessore Edoardo Croci e dimenticato in un cassetto», sostiene il presidente di Ciclobby, Eugenio Galli. Perché? «Milano ha bisogno di un progetto organico. Ci hanno pensato Bolzano, Reggio Emilia, Parma, Mestre. È così in tutta Europa. Perché a Milano non è possibile? Serve una politica con visione ampia e concreta dei problemi». Il cicloturismo dopo. Verrà. Assieme ai raggi verdi, agli itinerari nei parchi pubblici: «Prima pensiamo alla sicurezza di chi usa le bicicletta per andare al lavoro», dice Baruffi. È scritto anche nell’ emendamento: «Solo dopo aver cucito la coperta, essenziale per garantire pari dignità alla mobilità urbana su bicicletta rispetto alle altre forme di mobilità, si potrà procedere ai ricami». Un accordo è possibile?

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