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Nuove piste ciclabili le promesse mancate

Articolo di Alessia Gallione da Repubblica.it, edizione di Milano.

LAVORI FUORI CORSO

Nuove piste ciclabili le promesse mancate

Il tracciato più lungo non arriva a 5 chilometri, il resto è un mosaico senza criterio

ALESSIA GALLIONE

In cima alla classifica, per ora, rimane il tragitto Fiera-Pagano-Solari: 4,74 chilometri da percorrere senza sosta. Quasi un miraggio. Seguito dai 4,6 chilometri della Martesana, dai 4 lungo il Naviglio Grande e dai 4,3 in zona Forlanini. Quattro percorsi, gli unici che non si limitano a un chilometro o poco più, di una rete di piste ciclabili fatta di tratti che, a volte, non raggiungono neppure i cento metri. Uno spezzatino disseminato, un po’ a caso, in tutta la città.

Monconi che partono e si interrompono improvvisamente, che riprendono e finiscono nel nulla. Dovrebbero comporre una rete che oggi, il Comune, sostiene si estenda per 100 chilometri ma che, in quattro anni, non è riuscito a ricucire. Perché è dal 2006, e dalle promesse fatte allora, che bisogna ripartire per capire il piano mai realizzato dalla giunta. Che prometteva di raddoppiare i chilometri di piste ciclabili, ma soprattutto di rendere Milano una città “all’avanguardia nelle politiche di sostenibilità ambientale”.

La dichiarazione è di Letizia Moratti e data 24 marzo 2010. È allora che il sindaco ha annunciato, entro la fine del suo mandato, trenta chilometri di percorsi in più dedicati alle due ruote, quando finora ne sono stati costruiti quindici: “Arriveremo a 131 chilometri nel 2011, 190 nel 2015″. Numeri che sono il risultato, però, di un elenco iniziale sempre più ridimensionato e del tentativo di presentarsi in campagna elettorale con qualche medaglia in più. Un rush finale per realizzare in pochi mesi quello che è sempre stato rimandato.

Eppure la giunta Moratti prometteva una “rivoluzione”: un “piano della mobilità ciclistica” che avrebbe dovuto contenere tutto lo scibile dedicato alle due ruote. Non solo piste, ma ciclo-stazioni, corsie, segnaletica, sicurezza, la possibilità di portare le bici sui mezzi pubblici… Il lavoro, voluto dall’allora assessore alla Mobilità Edoardo Croci, partì nel 2006 anche in collaborazione con associazioni come Ciclobby.

Peccato che sia sempre rimasto nel cassetto. Una sintesi venne presentata nel 2007, ma la versione completa non è mai arrivata in giunta per le continue frenate di una parte del Pdl che ha sempre guardato alle piste come a possibili minacce per i posti auto.

Galli, Ciclobby: “I ciclisti sono sempre di più”

Il primo cantiere destinato a trasformare in realtà la promessa della Moratti è partito – quasi un mese in ritardo – quattro notti fa a Porta Venezia: 5,49 chilometri fino alla Centrale. Entro l’estate, però, assicura l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini, inizieranno anche i lavori (4,65 chilometri) lungo la Cerchia dei Navigli, e quelli per due “Raggi verdi” (da Porta Nuova fino alla Martesana e dal Castello fino a Rho) che dovranno regalare alla città i nuovi alberi. Perché, in realtà, per raggiungere il traguardo di una trentina di chilometri in più bisogna sommare 19 chilometri di piste e 12 di Raggi verdi.

Anche gli altri interventi, però, sostiene adesso Palazzo Marino, partiranno: in tutto 11,5 milioni di euro spesi da qui alla primavera del 2011. La lista presentata a marzo, poi, è la stessa lasciata in eredità da Croci a ottobre del 2009, al termine di un interminabile tavolo con gli altri assessori per strappare almeno gli interventi “prioritari”. “È il minimo indispensabile – dice l’ex assessore – ed è doveroso almeno completare quello che era già stato definito da tempo”.

Sono i numeri a dare il senso di un progetto rimasto in gran parte sulla carta. La sintesi è del verde Enrico Fedrighini: “Il ridimensionamento delle piste è dimostrato dall’ultimo annuncio: una ministra riscaldata di tutto quello che era stato programmato e mai realizzato. Eppure i tecnici hanno preparato progetti di livello: è la politica che li ha bloccati”. Nel 2006, si diceva, a Milano c’erano 67 chilometri di piste. “Nei prossimi tre anni arriveremo a 120″ annunciava allora Croci. Un traguardo di 50 chilometri in più spostato sempre più avanti nel tempo fino a coincidere con la fine del mandato.

Nel 2008, addirittura, la cifra subiva un’impennata: “L’obiettivo del 2011 è arrivare a 147 chilometri contro i 72 attuali”. Con una sorpresa. Nel 2009 a Palazzo Marino si fece un nuovo conteggio e ci si accorse che il saldo di partenza andava rivisto all’insù: nel 2006 non c’erano 67, ma 85 chilometri di piste. Non solo. Nel 15 chilometri realizzati ex novo (per arrivare a cento) è finito di tutto, anche tratti da dieci metri (un attraversamento ciclabile al Parco Nord) o da 76 metri (via Monte Rosa). La maggior parte del resto non supera il chilometro con pochi esempi (i 2 chilometri Duomo-Forlanini-via Marescalchi e via Corelli o i 3,091 del sistema Molise Calvairate) che arrivano a una lunghezza accettabile.

Il caso esemplare sono le piste del centro, dove si sente più la mancanza di percorsi sicuri. Tre tracciati per cui il Comune ha ricevuto anche un finanziamento ministeriale. Il primo lotto sarebbe dovuto partire nel 2008. Due anni dopo, ecco il vicesindaco De Corato, che ha ereditato le deleghe alla Mobilità: “Il progetto per l’itinerario Duomo-Porta Nuova, da 5,5 milioni di euro, è stato approvato a dicembre del 2009 ed è in corso l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione a Metropolitana milanese; anche la progettazione definitiva degli itinerari Duomo-Monforte e Duomo-Sempione è in corso di affidamento sempre ad Mm”.

Bene. Anche se, a sentire i tecnici, l’unico tragitto che ha possibilità di partire è quello di Porta Nuova all’interno della pedonalizzazione di Brera. E il saldo per i ciclisti, secondo il consigliere comunale del Pd Maurizio Baruffi, non andrebbe fatto soltanto in termini di piste: “L’avanguardia di tutte le città europee ragiona in termini di strade sicure o di alternative come l’uso dei marciapiedi larghi”. Se ne riparlerà nella prossima giunta.

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BikeMi: fase 2 a rilento

Nel piano 100 stazione e 2250 bici, ma sarebbero meno della metà. Addio prolungamento notturno. Baruffi: “Le solite promesse non mantenute”.
Scarica l’articolo dal Metro Milano del 1 luglio 2010: bikemi metro 1 luglio (in formato pdf).

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Ecopass. Baruffi: “Ticket per tutti, così si potrà investire sul trasporto pubblico”

«FINALMENTE. Pagherete caro, pagherete tutto». Scherza con gli slogan Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Partito democratico e ambientalista di primissimo pelo. L’estensione, da dopodomani, del pagamento di Ecopass ai possessori di auto diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato non può che trovarlo d’accordo. Baruffi: serve? «Serviva. Serve tuttora, intendiamoci. Ma non si può applicare adesso una misura che andava attuata due anni fa. Ne misureremo risultati ed efficacia ma la linea di frontiera, secondo noi, resta quella del doppio allargamento di Ecopass. Geografico, ingrandendo l’area, e numerico, estendendolo a tutti i veicoli. L’idea che si possa entrare nel centro di Milano a zero euro è da eliminare». Insomma, serve ma non basta. «In sintesi, è così». Crede che all’ingrandimento di Ecopass possa arrivare l’istituenda commissione tecnica? «Quello mi sembra solo un modo di pestare l’acqua nel mortaio. Ed è la dimostrazione che il sindaco, che aveva illuso la città di poter portare a termine un’azione decisa sul traffico, alla fine è incapace di prendere decisioni». Né il sindaco né la commissione? «La commissione non deciderà né farà danni. Sarà solo uno spreco di energie, forse anche di risorse. Non verrà fuori alcun indirizzo rivoluzionario da lì: non la compongono esperti scientifici, è solo lottizzazione, risposta a logiche di partito». Ogni volta che il potenziamento di Ecopass è sul piatto, arriva uno stop. Chi vuole affossarlo? «La stessa maggioranza, mi pare, ed è un errore, visto che non ci sono risorse per il trasporto pubblico: la riduzione del numero di tram e i ritardi del nuovo metrò lo testimoniano. Da quando la Moratti è sindaco, quattro anni, l’unica stazione aperta è stata Rho, che nel 2006 era già quasi completa. Dunque, la sola strada per finanziare i mezzi pubblici è tassare chi usa inutilmente l’auto per andare in centro. Tutto il resto è un’idea di viabilità del secolo scorso, che condanna Milano al degrado».

Da Repubblica del 30 maggio 2010.

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Poemi: un emendamento di Baruffi fa ripartire la ricerca sulle malattie da smog

Centomila euro per far ripartire l’anali sei dati dei Pronto Soccorso milanesi e delle malattia da inquinamento per l’indagine POEMI, grazie all’emendamento al bilancio chiesto da Maurizio Baruffi (PD).
Leggi l’articolo del Giorno del 3 maggio: poemi ini bilancio il giorno 3 maggio-1.
Leggi l’articolo di Metro del 3 maggio: scarica in versione pdf.

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Buche e gradini, lo scandalo dei masselli una trappola per tram, scooter e biciclette

Atm ha censito gli incidenti ai mezzi pubblici causati dal dissesto dei lastroni di porfido: solo nel 2009 sono stati 18. Due giorni fa un tram in corso di Porta Ticinese si è incagliato in un parallelepipedo di pietra. Leggi l’articolo di FRANCO VANNI per repubblica Milano.

Buche e gradini, lo scandalo dei masselli una trappola per tram, scooter e biciclette

FOTO I masselli-trappola

Blocchi sconnessi, o addirittura mancanti e rimpiazzati da colate di bitume. Gradini alti anche una spanna fra una pietra e l’altra, che trasformano la pavimentazione in masselli – i milanesi impropriamente lo chiamano pavé – in una trappola per bici, moto, auto, tram e bus. Atm ha censito gli incidenti ai mezzi pubblici causati dal dissesto dei lastroni di porfido: solo nel 2009 sono stati 18. L’ultimo è di due giorni fa, quando un tram della linea 3 in corso di Porta Ticinese si è incagliato in un parallelepipedo di pietra.

In piazzale Baiamonti i blocchi al centro della carreggiata sono separati da fessure, antiche al punto che in mezzo cresce l’erba. In piazza della Repubblica, fra i massi si apre una pozzanghera di asfalto: stanchi di rimettere a posto blocchi che non tenevano, i tecnici hanno preferito colmare tutto con sabbia e bitume. In via Vincenzo Monti le pietre si sono alzate in modo uniforme, fino a creare una sorta di “muretto” continuo a filo della rotaia. «Ci sono caduto in scooter due volte — racconta Rocco De Martini, 36 anni, tecnico informatico — la settimana scorsa ho speso 270 euro per cambiare le carene, e pretendo che il Comune mi renda i soldi».

Micaela Angeletti, 41 anni, non mira al rimborso, vuole «una svolta». Racconta di avere buttato via una bicicletta dopo una caduta in via Torino, e di avere faticato a trovarne una uguale. «Non chiedo i danni — dice la donna — ma spero che Palazzo Marino si decida a risolvere una volta e per tutte un problema indegno di una città moderna». Per Bruno Simini, assessore ai Lavori pubblici del Comune, «la causa dello spostamento dei blocchi è la presenza di rotaie troppo vecchie. Se i binari non sono posati su basi in cemento, le vibrazioni e le oscillazioni causate dal passaggio dei tram guastano la posa della pavimentazione, anche se ben fatta. Fino a quando Atm non avrà sostituito le vecchie armature, il problema resterà».

È vero: dove ci sono i binari, i blocchi fluttuano. Succede in viale Coni Zugna, dove per fare andare dritta la moto bisogna aggrapparsi al manubrio, o in viale Umbria, dove il 4 marzo un tram «ha picchiato sotto», per usare le parole dei tecnici Atm. Il guaio, però, è che le pavimentazioni disastrate ricoprono anche strade dove il tram non passa da tempo, come via Palestro o Ripa di Porta Ticinese. Sulla sponda del Naviglio Grande si è tentato di colmare le fessure fra le pietre con bitume elastico, che però si stacca creando grotteschi gomitoli, nemici delle donne col tacco.

Aspettando che Atm sostituisca le vecchie rotaie con altre migliori, il Comune, quando può, i masselli li fa sparire. Nelle strade non protette da vincolo architettonico, la pietra viene sostituita da asfalto: è successo in viale Bligny, e sono in corso interventi in via Palmanova e via Montello. Ora si studia la possibilità di foderare di nero anche corso Genova e corso Cristoforo Colombo, sempre che la Soprintendenza non si metta di traverso. Dove invece il vincolo c’è, si cerca di posare i massi alla vecchia maniera: uno strato di ghiaione, un letto di sabbia fine (possibilmente della valle del Ticino) e sopra, disposti a “dorso d’asino”, i blocchi di porfido rosso, che tradizione vorrebbe fossero prelevati dalle cave di Cuasso al Monte, in provincia di Varese. L’ultimo restauro di questo tipo è stato fatto in via Turati, dove ora si circola senza saltelli e senza sorprese. Domani, si vedrà.

Per dare lunga vita al lastricato, c’è chi auspica una deroga agli antichi metodi di posa. «Le tecniche che funzionavano nel Seicento oggi sono da rivedere, gli autobus non sono carrozze — dice Gabriele Camomilla, ingegnere e consulente di Anas per la manutenzione stradale — per ancorare al suolo pavimentazioni come quelle di Milano, esistono diversi tipi di malta di cemento di concezione moderna: basta uno strato di 30 centimetri perché le pietre non si muovono più». Un’idea che a Simini non piace: «La colata di malta snatura il concetto di pavimentazione a masselli — dice — le soluzioni di pregio sono tali solo se fatte come si deve».

Anche perché in città resistono ancora lastricati che nessuno tocca da sessant’anni fa, come in via San Vittore. «Se i masselli posati di recente non reggono è perché non ci sono più i selciatori di una volta, e il Comune affida i restauri con appalti al massimo ribasso — dice Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Pd — comunque è evidente che fino a quando non si ridurrà il traffico, ogni intervento sarà di fatto inutile». Il Comune quest’anno ha stanziato 3 milioni di euro ad hoc per il restauro dei masselli, parte di un progetto di intervento che prevede il rifacimento di mille strade ogni anno da qui al 2015, in tempo per Expo.

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Il Pd all’attacco di Sogemi

Da Affari italiani di Mercoledí 14.04.2010

“Il Comune di Milano tiene in vita Sogemi con l’accanimento terapeutico. Prima del 31 dicembre un regalino di circa 500mila euro per le spese correnti, in primavera un prestito di un paio di milioni (da restituire in 5 anni) per far partire i lavori promessi da anni per togliere l’amianto dai capannoni. E infine, per far fronte a ulteriori buchi, l’impegno a portare in consiglio comunale una delibera che riconosca a Sogemi altri soldi in cambio del servizio di apertura al pubblico il sabato mattina. E’ una vergogna”.

Lo afferma Maurizio Baruffi Consigliere Comunale del Pd. “Moratti e Predolin dovrebbero rispondere con chiarezza sulla operazione della Città del Gusto che ha creato un fittizio beneficio alle casse di Sogemi negli anni scorsi e che ora, dopo la svalutazione operata nel bilancio approvato ieri, merita una spiegazione chiara da parte dell’Assessore al Bilancio durante l’illustrazione del bilancio in aula. Beretta non potrà – come ha sempre fatto in passato – far finta di non sapere cosa stia succedendo in Sogemi e, certo, aver evitato per l’ennesima volta di portare i libri in tribunale dichiarando il fallimento di una società decotta e inutile non potrà essere la medaglietta da apporre sul petto di Predolinn per nominarlo ai vertici di Milano Ristorazione.”

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Padiglioni cadenti e bilanci in rosso così l’Ortomercato affonda nei debiti

Maurizio Baruffi: «La gestione attuale è stata disastrosa: cosa bisogna vedere di più per dire che quello è un ente inutile?». Ecco l’articolo su Repubblica del 14 aprile 2010.

Padiglioni cadenti e bilanci in rosso così l’Ortomercato affonda nei debiti
I numeri mostrano una società non più in grado non solo di sostenere l’indebitamento, ma nemmeno di garantire la propria sopravvivenza, con costi superiori ai ricavi. Le ipotesi: liquidazione o nuovi manager
di WALTER GALBIATI e ORIANA LISO

Conti in rosso. Plusvalenze su progetti evanescenti. Contrasti interni, amianto, lavoro nero. Non è un bel quadro, quello dell’Ortomercato. A maggior ragione ora che la Sogemi, la controllata del Comune che lo gestisce, ha chiuso il bilancio 2009 con perdite per 2,7 milioni. Perdite che fanno agitare tutti, da destra a sinistra, e che fanno gridare al commissariamento, quelle certificate nella bozza di bilancio della Sogemi.

I numeri mostrano una società non più in grado non solo di sostenere l’indebitamento, ma nemmeno di garantire la propria sopravvivenza, con costi di gestione superiori ai ricavi. E se si aggiungono gli interessi che ogni anno si devono pagare su 29 milioni di debiti, ben si capisce come, salvo magheggi di bilancio, è pressoché scontato che ogni anno l’ultima riga del conto economico finisca in rosso.

Nell’ultimo esercizio presentato dalla società comunale che gestisce i mercati generali di via Lombroso il valore della produzione è stato di 14 milioni, in linea con l’anno passato, mentre i costi si sono attestati a 14,79 milioni: non è poco spendere 4 milioni per il personale e oltre 7 per i servizi. E se per il personale come in tutte le municipalizzate si può urlare allo scandalo per le assunzioni filopolitiche, per capire come vengono spesi i soldi in servizi servirebbe un’indagine interna.

Fatto sta che le voci maggiori qui sono quelle per la «pulizia, la disinfestazione e lo sgombero della neve» (1,5 milioni) e per la vigilanza (1,4 milioni). Le «prestazioni professionali» e i «servizi diversi», pur ridotti, continuano a costare 540mila e 625mila euro. Il resto va in acqua, energia e riscaldamento, voci che negli anni hanno gonfiato oltre che i costi anche l’indebitamento: con la scusa che a fornirli erano ex municipalizzate come Amsa e Aem, si chiedeva a Palazzo Marino di chiudere un occhio. Così si apprende dal bilancio che dei 29 milioni di debiti, ben 4 sono verso due ex municipalizzate.

L’esposizione verso il sistema bancario è di 12 milioni, la metà in capo alla Banca Popolare di Sondrio (che dorme sonni tranquilli per le garanzie del Comune). Non bisogna meravigliarsi quindi che il bilancio 2009 si sia chiuso con un rosso così. Le perdite si sono gonfiate anche per gli accantonamenti per la svalutazione di 1,4 milioni del progetto “Città del gusto e della salute”. Che, appostato lo scorso anno in bilancio, aveva permesso di chiudere il 2008 con un utile di 8,5 milioni.

Gli aggiustamenti sono gocce nel mare: come la delibera votata in giunta il 24 dicembre per erogare un “finanziamento in conto soci”, il Comune ha staccato un assegno da 500mila euro per urgenze di cassa. E sempre per coprire i buchi Palazzo Marino le avrebbe promesso una cifra equivalente a quella (800mila euro) che ogni anno si spende per aprire i mercati al pubblico il sabato, «per assolvere a un impegno sociale», precisa il presidente Roberto Predolin, pronto a fare le valigie per Milano Ristorazione.

E poi c’è la vertenza con gli operatori. Una grossa quota tra loro da marzo 2009 non paga l’affitto perché non si fanno i lavori di messa in sicurezza dell’area: 1 milione e 800mila euro di mancati incassi, per il bilancio di Sogemi. Ora, dopo la prima udienza in tribunale, sembra ci sia un accordo. A marzo Sogemi — a cui il Comune presterà 2 milioni da restituire in 5 anni — ha inviato una proposta ai grossisti, impegnandosi a fare da maggio al 2012 «interventi urgenti e indifferibili» (smaltimento di amianto e messa a norma degli impianti elettrici). Frena il presidente di Ago, Alberto Albuzza: «Daremo alla Sogemi un trimestre di affitti arretrati solo dopo l’insediamento del nuovo presidente».

Una situazione difficile, per usare un eufemismo. Tanto che la Lega ci va dentro a piedi uniti. «Ora basta, si nomini commissario il prefetto e si liquidi Sogemi, creando una nuova società con il Comune al 49 per cento e i grossisti al 51», attacca il capogruppo Matteo Salvini. Anche il Pd — che oggi sarà in via Lombroso a parlare con i lavoratori — non disdegna l’idea liquidazione. «Visto il disastro sarebbe meglio, ma che sia un manager scelto da maggioranza e opposizione assieme. Perché noi non ci fidiamo più», spiega il capogruppo Pierfrancesco Majorino.

Un profilo che assomiglia a quello di Luigi Predeval, manager indicato come presidente da Letizia Moratti che punta a un drastico ridimensionamento della Città del gusto, cessione delle aree di perequazione a Ligresti, vendita di altri terreni per ricavarci gli 80, 90 milioni necessari a realizzare un nuovo Ortomercato negli spazi rimasti. Ma, appunto, la fiducia nelle scelte della Moratti è ai minimi storici. Riassume il consigliere pd Maurizio Baruffi: «La gestione attuale è stata disastrosa: cosa bisogna vedere di più per dire che quello è un ente inutile?».

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Il ballo delle polemiche

Giro di valzer per Roberto Formigoni e Letizia Moratti. Dopo aver portato un saluto ai duemila anziani radunati al Palalido di Milano per la festa di primavera, il presidente lombardo si è concesso un ballo con il sindaco tra un nugolo di signore attempate che li hanno applauditi calorosamente. Così il candidato del Pdl ha voluto mettere a tacere le presunte frizioni tra lui e il primo cittadino: «Con il sindaco Moratti non c’è mai stata nessuna guerra». La Moratti si è detta fiduciosa che sia dimostrata la legittimità delle firme a supporto del listino di Formigoni. Quanto al ballo, Formigoni ha avuto qualche difficoltà: «Ammetto che non so ballare – ha scherzato – ma una signora mi ha detto che ha imparato a ballare a 70 anni, c’è una speranza anche per me». Anche la Moratti non ha risparmiato le energie, passando dalla polka al valzer al liscio. Ma il ballo ha portato con sé un mare di polemiche. Per il Pd il candidato al Pirellone non ha rispettato le regole della campagna elettorale. «Si è usata un’iniziativa istituzionale del Comune per consentire una passerella elettorale a un candidato la cui legittimità è in dubbio» attacca il consigliere Maurizio Baruffi, in corsa per un seggio -. Che il sindaco voglia lanciare messaggi da campagna elettorale attraverso il sito del Comune (dove è stata pubblicata una foto del ballo, ndr) è una spregevole violazione delle regole che vigono in campagna elettorale, oltre che una caduta di stile» (Ansa)
Foto dal Corriere della Sera.
Il comunicato di Palazzo Marino incriminato.

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Stop alle auto, 537 multe e proteste

Domenica a piedi. Polemiche sulle deroghe. Moratti: un successo, record di visitatori alle mostre. Inquinamento in calo. Baruffi: «Troppe deroghe, lo stop s’è rivelato una farsa. E poi, rispetto all’ultimo stop, i controlli sono calati del 10%, le multe del 20».
Ecco l’articolo dal Corriere della Sera on line:

Domenica a piedi
Stop alle auto, 537 multe e proteste
Polemiche sulle deroghe. Moratti: un successo, record di visitatori alle mostre. Inquinamento in calo

MILANO – «Io devo rispondere ai cittadini che mi hanno eletto». Nonostante la pioggia, nonostante le polemiche, Letizia Moratti non è pentita affatto: «Sono felicissima, anzi. Il blocco è andato bene, i cittadini hanno capito e la città ha vissuto una giornata di festa». A fine giornata parleranno i numeri: 537 multe (furono 697 in occasione dell’ultimo blocco di un mese fa), diecimila visitatori alle mostre di Palazzo Reale, 80 mila passeggeri in più sui mezzi pubblici.

Festa, certo. Dalla Galleria alle stazioni del metrò. Porte aperte anche a Palazzo Marino, per l’occasione invaso da mamme e bambini. L’ultima domenica a piedi della stagione («ora ci concentreremo sulle misure strutturali») è una pioggerellina fine e fastidiosa che pulisce l’aria dalle polveri (20 microgrammi per metro cubo, se non è record poco ci manca), ma non dalle polemiche. Le deroghe concesse alle sfilate, intanto. Dietro corso Garibaldi ci sono file di auto in doppia fila per una delle tante passerelle in calendario. Una comitiva di ciclisti s’infuria, vola anche qualche parola. Non solo moda, comunque. Via libera anche alle auto di medici, infermieri, giornalisti, farmacisti, edicolanti, preti, fiorai, pasticcieri. E politici, almeno quelli alle prese con la campagna elettorale. Solo venti, dicono dal Comune, quelli che avrebbero fatto richiesta di un pass. I nomi, polemica nella polemica, rimarranno chiusi nel cassetto. Ragioni di privacy. Non bastasse, arriva la denuncia del presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri: «Il risultato di una cosa scritta male e interpretata peggio è stato che in città sono girate per tutto il giorno auto “elettorali” senza i potenziali eletti, “galoppini” senza i candidati a bordo». «Troppe deroghe, lo stop s’è rivelato una farsa. E poi, rispetto all’ultimo stop, i controlli sono calati del 10%, le multe del 20», punta il dito il pd Maurizio Baruffi.

«Osservatori» scrupolosi della domenica ecologicamente corretta, invece, i due principali contendenti per la corsa al Pirellone: l’uno (Formigoni) in giro con auto a metano, l’altro (Penati) in metrò. Il vicesindaco Riccardo De Corato allarga le braccia. Le deroghe ai politici? «Non ne valeva la pena. E io non le avrei date. Qualche burocrate zelante ce le ha infilate dentro » . Pazienza. «Qualche migliaia di auto in giro per la città, a fronte— sottolinea la Moratti — delle 120 mila di una domenica “normale”». Meglio, molto meglio, in ogni caso, una giornata a piedi rispetto alle targhe alterne invocate dalla Lega. Questione di numeri, dice il sindaco. «Con lo stop alle auto si arriva al venti per cento di emissioni in meno, con l’altro provvedimento tampone il segno meno non supera il due per cento. La Moratti non lo dice apertamente, ma fa capire che la stagione delle domeniche senz’auto si chiude qui. «Ora misure strutturali», giura . A partire dai collegamenti pubblici con l’hinterland su cui «Atm sta già lavorando». Capitolo Ecopass, infine. Applicare il ticket anche ai diesel euro 4 e 5 s’è rivelata una scelta giusta. Lo dicono i dati: «Nelle ultime due settimane di febbraio la concentrazione di polveri è scesa sensibilmente». L’assessore all’Ambiente Paolo Massari fa circolare qualche dato, troppo grezzo però per un giudizio definitivo. Dal primo al 14 febbraio le concentrazioni di Pm10 avrebbero viaggiato intorno ai 68 microgrammi per metro cubo. Nella seconda parte del mese si sarebbe scesi a quota 52. Ma della cancellazione definitiva delle deroghe se ne riparlerà a urne chiuse. Appuntamento ad aprile.

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Scacco al blocco

Migliaia di permessi, la moda batte lo smog. Scampato pericolo per pret-à-porter e grande rassegna femminile autunno-inverno. Ok dal Comune per superare i divieti. Baruffi: “una buffonata. Gli stilisti dovrebbero promuovere i mezzi elettrici”.
Scarica l’articolo del giorno del 23 febbraio 2010: scarica in formato pdf

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