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«Moratti, solo promesse vuote»

«Moratti, solo promesse vuote»

Stefano Bettera (Terra Milano, 16 febbraio 2011)
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INTERVISTA. Maurizio Baruffi, consigliere Pd e portavoce del candidato sindaco Pisapia: «Noi costruiamo una coalizione inclusiva».

Per cambiare Milano servono scelte di governo decise e bisogna ristabilire la sintonia tra la politica e la città. Questa, secondo Maurizio Baruffi, consigliere Pd e portavoce del candidato sindaco Giuliano Pisapia, è la «forza gentile» che campeggia sui manifesti elettorali. «Il centrodestra a Milano, così come nel paese, è alla fine di un ciclo. L’improvvisazione che regna sovrana in ogni scelta della Moratti e della giunta ne è la prova più lampante» spiega Baruffi.

«In realtà la città è molto più avanti dei suoi amministratori che ormai vivono solo di polemiche sterili, promesse vuote e proclami che non affrontano i problemi e creano solo divisioni. Il nostro impegno è tornare alla politica, quella vera, e puntare su scelte di governo  che affrontino con decisione i problemi ma che siano inclusive di tutte le forze positive che operano in città. Forza e gentilezza, appunto». Nella manifestazione delle donne di domenica e in quella organizzata dagli ambientalisti contro lo smog si sono viste poche bandiere di partito ma molta società civile, che è un tratto profondo del carattere di questa città.

Cosa rispondete ai partiti più piccoli attratti dall’ipotesi di correre da soli col rischio di non eleggere rappresentanti in Comune?
L’unica strada possibile è quella che abbiamo intrapreso, cioè  quella di una coalizione molto ampia, che vuole essere inclusiva e allargare il più possibile il consenso e la sintonia tra i cittadini e l’amministrazione. Sappiamo molto bene che una parte dei milanesi non si riconosce nel centro sinistra o, semplicemente, è stanca dei partiti. Per questo puntiamo su una lista civica delle professioni, capace di guardare anche ad un elettorato moderato che vuole fortemente una svolta ed è aperto a proposte capaci di mostrare un’idea nuova e diversa di città. Lo ripeto, bisogna tornare alla politica capace di lasciare un segno e di mostrare la capacità di governare i problemi e smetterla di fare demagogia e imporre scelte autoritarie che rispondono solo ai grandi interessi.

La società civile e le associazioni sono in prima fila per tenere alto l’interesse su due temi che coinvolgono profondamente i milanesi: l’inquinamento e l’immigrazione.
Le associazioni hanno ragione e sono un patrimonio importante di questa città di cui ricordarsi non solo in campagna elettorale. Ma il centrodestra continua con le promesse vuote: il balletto di responsabilità, al limite del ridicolo, sui limiti di velocità è solo l’ultimo degli esempi che segue a cinque anni di fallimenti e incapacità della Moratti sulle emergenze della città. La situazione di Via Padova, uguale a un anno fa e lo smog che soffoca i milanesi, ne sono la prova. Eppure le associazioni, in tutti questi anni, hanno ripetutamente presentato proposte e soluzioni che nessuno ha ascoltato. Ecco, noi vogliamo partire da qui, con la profonda convinzione che sia necessario ricominciare un percorso comune. Questo è il nostro impegno e il nostro dovere, questa è la forza gentile che cambierà Milano.

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Darsena, i costruttori rilanciano. “Sì ai box o il Comune pagherà”

Darsena, i costruttori rilanciano. “Sì ai box o il Comune pagherà”

Il sindaco: “Stiamo ancora verificando. La sentenza mi ha sorpresa, l’ho letta sui giornali”
Penale milionaria per il no al piano. Il Pd: ecco i danni alla città provocati da Moratti e Albertini

di ORIANA LISO da Repubblica.it

Darsena, i costruttori rilanciano "Sì ai box o il Comune pagherà"

Gli avvocati, da una parte e dall’altra, sono al lavoro. Tocca a loro sciogliere un quesito che vale, e non metaforicamente, milioni di euro. E che, almeno nel futuro immediato, blocca qualsiasi progetto di reale riqualificazione. Il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza che riporta indietro le lancette sulla questione Darsena, dando ragione ai costruttori del parcheggio e torto al Comune: l’atto di autotutela con cui l’amministrazione ha stracciato la convenzione con Darsena spa è illegittimo, e, di conseguenza, è anche illegittimo l’atto di forza del Comune che, a maggio, si era riappropriato dell’area di cantiere, per dare il via a una sistemazione soft.

A questo punto, però, le strade sono due: o si riapre il cantiere del parcheggio, oppure si rescinde la convenzione, ma questa volta seguendo la strada tracciata dai giudici e quindi con una penale di diversi milioni da pagare con i soldi pubblici. La decisione dei giudici amministrativi ha colto di sorpresa Palazzo Marino, tanto che ieri l’unico commento ufficiale del sindaco Moratti è stato: “Stiamo verificando tecnicamente, non sappiamo ancora niente, lo abbiamo appreso dai giornali”.

Ci sono state varie consultazioni telefoniche tra lei, il direttore generale Antonio Acerbo, l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini e, soprattutto, l’avvocatura comunale, per capire i margini di azione contro la decisione del Consiglio di Stato, non appellabile e quindi definitiva. Si possono prendere il lusso di aspettare le mosse del Comune i vincitori della situazione, Darsena Spa, ovvero la società che nel 2004 aveva vinto la gara per la realizzazione del parcheggio in project financing.

“Con questa sentenza vengono ristabiliti diritti calpestati a suo tempo: per noi ora tutto riparte da settembre 2009″, spiega Stefano Martarelli, uno dei soci. Il riferimento è al momento in cui il Comune decise unilateralmente di revocare la convenzione per il parcheggio, dopo che Darsena Spa aveva presentato un piano di riequilibrio economico-finanziario che prevedeva più posti auto a fronte dei ritardi accumulati, a sentir loro, per colpa del Comune. “A questo punto l’amministrazione ci deve far sapere cosa intende fare: se esiste ancora l’intenzione di fare il parcheggio si va avanti, se invece c’è un interesse pubblico a rinunciarvi, a quel punto si revoca la concessione, ma con il riconoscimento dell’indennizzo previsto dal contratto”, aggiunge Martarelli.

Almeno cinque, per la società, sono i milioni spesi finora per il progetto del parcheggio, e a questi andrebbe aggiunto l’oneroso importo delle multe previste dai contratti. In ogni caso, quindi, il Comune ci perderà. Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Pd, attacca: “Questo è il regalo alla città dell’ex sindaco, e futuro candidato, Albertini. Ai suoi danni si aggiungono i ritardi della Moratti: se avesse deciso prima di non fare il parcheggio, oggi non ci troveremmo davanti a un contenzioso così salato”.

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Pisapia: ecco come batterò la Moratti non sarà il suo budget a farmi paura

Pisapia: ecco come batterò la Moratti non sarà il suo budget a farmi paura

Il candidato del centrosinistra: “Punto sulla forza della gente, costruirò le mie proposte sull’ascolto
Mi confronterò con i milanesi zona per zona. I partiti si presenteranno con un programma unitario”

Intervista di RODOLFO SALA da Repubblica.it

A due settimane dal verdetto della primarie, Giuliano Pisapia riprende in mano il pallino. Venerdì ha incontrato il segretario pd Roberto Cornelli. Poi — unico esponente del centrosinistra — si è fatto vedere alla Sala di via Corridoni per il concerto a favore degli alluvionati del Veneto: «La solidarietà è una sola, e sempre doverosa, anche se il governatore di quella Regione è leghista, e anche se il nostro non si mostra solidale con le Regioni del Sud per la questione dei rifiuti». Infine si è presentato, da ospite d’onore, alla cena organizzata all’Ortica dal circolo del Pd: «Mi sono emozionato per la straordinaria accoglienza ricevuta». Insomma, la campagna elettorale, quella vera, adesso è cominciata. Per lui, il vincitore delle primarie del centrosinistra, e anche per la sua avversaria Letizia Moratti, che sta per far partire una raffica di manifesti con uno slogan da alzata di spalle: «Gli altri parlano, noi facciamo».

Pisapia, partiamo da qui, dal dispendioso bombardamento mediatico che sta preparando il sindaco uscente?
«In questo c’è qualcosa di sgradevole. La Moratti può utilizzare legittimamente gli strumenti della propaganda, purché non approfitti del suo ruolo, inondando i milanesi di messaggi più o meno istituzionali. Insomma, le risorse messe in campo per la campagna elettorale non devono essere pubbliche. Ma c’è una questione più di merito».

Quale?
«Lo slogan che accompagnerà i manifesti del sindaco è falso: lei finora non ha fatto, ha solo parlato. Me lo hanno ricordato i consiglieri comunali del centrosinistra: nel 50 per cento dei casi, tutti i suoi annunci non hanno avuto seguito. Una cosa però la sta facendo: tagliare i fondi ai consigli di zona, soldi essenziali per erogare servizi come le biblioteche aperte di sera, finanziare eventi culturali e sportivi, o perfino il doposcuola».

Solo parole?
«Direi di più: la Moratti ci sta copiando il programma, tanto non lo realizzerà mai».

Come farete a far fronte ai milioni di euro che la signora spenderà per la sua campagna elettorale e agli strumenti istituzionali, come la lettera ai milanesi, che utilizzerà?
«Non credo proprio che cittadini delusi da quattro anni e mezzo di cura Moratti possano cambiare il loro giudizio grazie a una lettera».

Ma i soldi non contano?
«Contano molto, ma non così tanto. Non avendo noi a disposizione grandi risorse, giochiamo la carta delle persone. Ce ne sono tante pronte a impegnarsi, ho una lista lunghissima di mail ricevute anche da gente molto qualificata che si spenderà di qui alla prossima primavera. È con loro che vinceremo le elezioni».

Com’è andato l’incontro con Cornelli?
«Molto bene. Ha ribadito il pieno appoggio del Pd alla mia candidatura. Mi sembra che il loro percorso sia stato molto lineare, senza discostarsi dalla linea iniziale: chi vince le primarie ha il sostegno di tutti».

Massimo Cacciari ritiene «pacifico e fisiologico» che settori consistenti del Pd convergano su Albertini, o magari su un altro candidato “terzista”.
«Vedo che insiste, malgrado le delusioni ricevute. Non ci possono essere “vasi comunicanti”, per usare le sue parole, tra forze politiche di schieramenti diversi. Io non mi rivolgo ai partiti, ma agli elettori. Con un’attenzione particolare a quelli che al primo turno voteranno per il centro. Possono non condividere la totalità dei nostri progetti, ma se sentono quel che dice la Lega inorridiscono. Sull’obiettivo finale, che è di dare risposte ai bisogni dei cittadini tenendo insieme i valori della solidarietà, sono sicuramente più vicini a noi».

Ci sarà una lista civica, o magari più di una, ad appoggiare la sua candidatura?
«Abbiamo cominciato a parlarne, con gli altri candidati e con la coalizione. Intanto emerge un’altra differenza profonda con la Moratti: lei vuole la lista civica, i partiti del centrodestra no. Vedremo più avanti quale sarà il modo migliore per ottenere maggiori consensi, su questo tra di noi c’è pieno accordo».

Dunque?
«Per ora posso dire che sto lavorando perché da Milano parta una segnale fortissimo e innovativo. Mi piacerebbe una sola lista civica in grado di tenere insieme diverse sensibilità e soprattutto di attrarre i voti di coloro che altrimenti non voterebbero mai per il centrosinistra. Sono fiducioso».

E il programma, quello definitivo?
«A dicembre nascerà l’Officina, il luogo dove cominceranno a ritrovarsi i gruppi di lavoro tematici dei quattro candidati alle primarie e aperto al contributo dei partiti e delle associazioni. La cosa importante è arrivare in questa sede a un programma unitario, senza ricorrere al rito del confronto finale tra proposte diverse. Non mi sembra complicato, i programmi dei quattro candidati sindaci, com’è del tutto naturale, non sono molto diversi».

Pronto per un’altra maratona?
«Prontissimo. Il mio compito è soprattutto quello di parlare con le persone che non si interessano di politica e che vivono sulla propria pelle problemi enormi, soprattutto nelle periferie. Voglio andare a cercarli e convincerli: mi creda, il rapporto personale può fare molto di più di un manifesto. Per questo vinceremo noi».

«Rimosse le luminarie multietniche in via Padova, il Comune le rimetta»

La denuncia della cooperativa comin e del Pd milanese

«Rimosse le luminarie multietniche in via Padova, il Comune le rimetta»

Tolta la scritta «Buone feste» in italiano e altre lingue. La replica di Cadeo: spostate per non creare «ghetto»

Dal Corriere della Sera on line

La scritta «Auguri» che ha sostituito quelle in altre lingue (Fotogramma)
La scritta «Auguri» che ha sostituito quelle in altre lingue (Fotogramma)

MILANO - Sono durate solo dieci giorni le luminarie natalizie «multietniche» in via Padova, frutto di un progetto artistico dell’artigiano Claudio Sighieri. Vicino a un cuore rosso, c’era la scritta «Buone feste» in italiano e nelle altre lingue parlate dai residenti di uno dei quartieri più multietnici della città: francese, spagnolo, inglese, cinese, arabo, russo… Le luci, però, non hanno fatto in tempo ad essere accese: oggi sono già state rimosse. Al loro posto è stata collocata la scritta «Auguri» in italiano. «Ci risulta che l’”intervento riparatore” sia stato ordinato dall’assessore all’Arredo Urbano, Maurizio Cadeo (competente per i progetti di illuminazione artistica della città) a seguito, a suo dire, delle “proteste di famiglie e cittadini”», riferisce in una nota la cooperativa Comin, che opera nel quartiere.

«NON CANCELLATE LE DIFFERENZE» – «Ebbene noi, sicuri di interpretare il pensiero di altre persone che vivono in via Padova e che ci hanno sollecitato a prendere posizione, riteniamo che le differenze non si possono cancellare staccando un interruttore – prosegue la nota-. Questo è infatti il significato che noi, come molti altri che vivono nel quartiere, abbiamo attribuito all’intervento dell’assessore. Un messaggio, se così fosse, che riteniamo inaccettabile e anche lesivo dell’immagine cosmopolita di cui Milano è sempre andata giustamente orgogliosa. Ci auguriamo che si tratti soltanto di un grande equivoco e per questo richiediamo, per smorzare all’origine ogni polemica, che le luminarie in tutte le lingue siano ripristinate quanto prima».

LA PROTESTA DEL PD - Roberto Cornelli, segretario Pd metropolitano, Marta Battioni, segreteria provinciale, e Daniela Pistillo, responsabile punto Pd di via Padova, in una nota a nome del Partito Democratico di Milano denunciano «lo spreco di denaro pubblico che si è reso necessario per l’installazione, la rimozione e poi di nuovo l’installazione della nuova luminaria. Ma anche l’ennesima occasione sprecata dall’amministrazione del centrodestra di aprire la nostra città alle culture del mondo, per coinvolgere tutte le comunità che a Milano lavorano e vivono. Insieme all’augurio multilingue si rimuove la vocazione milanese di internazionalità e ospitalità». «Milano non può diventare Adro – hanno affermato Pierfrancesco Maran e Maurizio Baruffi, consiglieri comunali del Pd -. Le feste sono un momento di unità e pensare che le scritte in lingua urtino la sensibilità di qualcuno è da cretini». «Sembra che la convivenza, alla quale tanti residenti italiani e stranieri del quartiere stanno lavorando – ha rincarato la dose Luciano Mulhbauer, coordinatore di Fds – dia fastidio e che si voglia creare a tutti i costi dei conflitti ed evocare paure anche dove non ci sono».

CADEO: NON CREARE GHETTO - «Ho ritenuto opportuno spostare le scritte, compresa quella in italiano, in una delle vie di accesso alla città di Milano, come per esempio viale Forlanini, perché ritengo che l’integrazione non possa essere utilizzata a fini di strumentalizzazione politica e che i veri valori dell’integrazione si concretizzano nel non creare quartieri ghetto: l’integrazione deve essere estesa a tutta la città». Questa la replica, affidata ad un comunicato, di Maurizio Cadeo, assessore all’Arredo urbano del Comune di Milano, in merito alla polemica sulla rimozione delle luminarie multietniche in via Padova. «L’illuminazione di via Padova con il progetto dei cuori di luce è stata fortemente voluta e pagata dal Comune di Milano al di fuori del bando delle luminarie natalizie indetto dal Comune e dalla Camera di Commercio come segnale forte di attenzione di una importante via di periferia» continua Cadeo, spiegando che «l’aggiunta di scritte in diverse lingue è nata da una richiesta di alcuni soggetti del mondo associazionistico culturale all’allestitore Seghieri». «Siamo di fronte – conclude l’assessore – a speculazioni politiche come dimostra la reazione dell’opposizione, una reazione che documenta come si cerchi di sfruttare strumentalmente l’integrazione in ogni occasione, compreso il Natale».

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Vandali nell’Asilo di Via Orlando

L’articolo di metro: metro 25 novembre 2010 asilo via orlando.pdf

L’articolo di Cronacaqui: cronacaqui 25 novembre 2010 asilo via orlando.pdf

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Via Padova, tolte le luminarie multietniche

Cadeo: era una provocazione ghettizzante. La lega: ha sbagliato, ogni luce in più accesa è la benvenuta. Baruffi e Maran: “Milano non può diventare Adro e pensare che le scritte in più lingue urtino la sensibilità di qualcuno è semplicemente da cretini”

Scarica l’articolo del Corriere della Sera del 24 novembre 2010: Corriere Milano_24.11.pdf (pdf)

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Alta tensione nel Pd. Cornelli rischia il posto

Alta tensione nel Pd. Cornelli rischia il posto

Riunioni di partito sulla sconfitta alle primarie, si discute di dimissioni. Lite sul sostegno ad Albertini. Lunedì le direzioni regionali e provinciale

Da il Giorno Milano del 18 novembre 2010

Milano, 18 novembre 2010 – «A Milano non c’è bisogno di alcun commissariamento» tuona Filippo Penati, all’indomani dalle sue clamorose dimissioni dalle segreteria politica di Pierluigi Bersani. Ma tutti sanno che l’aria nel Pd milanese è più inquinata di quella cittadina.

Ieri la riunione della segreteria regionale, mentre lunedì discuteranno la Direzione regionale (in via Filzi) e quella Provinciale (all’Auditorium San Carlo). Ma salteranno delle teste dopo tante dimissioni annunciate e peraltro per ora non accettate, come quelle del capogruppo in Comune Pierfrancesco Majorino? A rischiare sono soprattutto il coordinatore dei circoli cittadini, il giovane Francesco Laforgia, ma ancor di più il segretario metropolitano Roberto Cornelli, che potrebbe essere il capro espiatorio del duello interno Boeri-Pisapia che ha visto trionfare l’avvocato vicino a Rifondazione a scapito dell’architetto candidato ufficiale del partito.

Fu proprio Cornelli tra l’altro a dichiarare che i partecipanti alle primarie milanesi sarebbero stati senz’altro centomila. E quello della mancata partecipazione (i votanti si sono attestati a poco più di 67mila) si è rivelato poi il dato più deludente oltre che il più rilevante a livello politico per i futuri scenari nazionali. Gli scenari locali per ora sono più che confusi. Certo sono vertiginosamente in ascesa le quotazioni di Maurizio Baruffi e Davide Corritore, i consiglieri comunali che sin dall’inizio hanno sostenuto la corsa di Giuliano Pisapia pur consapevoli che, in caso di vittoria Boeri, avrebbero pagato un prezzo altissimo. Ma oggi sono proprio loro i nomi su cui tutti contano per costruire i rapporti col candidato sindaco. Che molti, forse troppi, vorrebbero facesse un passo indietro. A cominciare dall’area cattolica che scalpita. Grande scalpore ieri per le dichiarazioni della senatrice Mariapia Garavaglia, che si era detta pronta, smentendo subito dopo peraltro, ad appoggiare una candidatura terzopolista di Gabriele Albertini. E Luca Gaffuri, della stessa area, per ora si è limitato a un generico invito al senso di responsabilità.

Le dichiarazioni antiPisapia hanno scatenato la pronta reazione di Penati che dice: «Nel Pd troppi guastatori che solo dopo le primarie di Milano grondano dagli artigli buoni consigli e collaborazione». Con lui il segretario regionale Martina, e Matteo Mauri. Quella che appare maggiormente in difficoltà è l’area Marino che aveva più ostentatamente appoggiato Boeri, ossia il riconfermato Majorino, Laforgia ed Ettore Martinelli che peraltro (o per questo) ora ha deciso di appoggiare in maniera decisa Pisapia. L’avvocato, che sulle spalle ha ben due mandati parlamentari, non si scompone ma non le manda a dire: «Sono sorpreso dalle dichiarazioni di esponenti del Pd che invocano la discesa in campo di altre figure più qualificate per battere la Moratti. Voglio invece ringraziare i dirigenti locali e nazionali del Partito Democratico che hanno espresso la volontà di sostenere, senza se e senza ma, la mia candidatura. Nei prossimi giorni intendo proporre un incontro ai tre candidati delle primarie e alla dirigenza milanese del Pd per definire insieme agenda e modalità della prossima campagna».

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Maurizio Baruffi: “Le primarie? L’affluenza non è stata inferiore”

Maurizio Baruffi: “Le primarie? L’affluenza non è stata inferiore”

Affari Italiani – Martedí 16.11.2010 14:12

di Maurizio Baruffi

La partecipazione degli elettori del centrosinistra alle elezioni primarie non è calata, come è stato affermato da ogni parte dopo il voto di domenica scorsa.

I numeri dicono, invece, che la partecipazione interna al centrosinistra è, sia pur lievemente, aumentata.

I dati proposti nella tabella allegata mostrano, se raffrontiamo oltre ai numeri assoluti anche le percentuali dei partecipanti al voto delle primarie del 2006 (Ferrante) e del 2010 (Pisapia) con i numeri dei partecipanti al voto nelle ultime elezioni svolte (regionali 2005 per Ferrante, regionali 2010 per Pisapia), che la realtà è leggermente diversa da come è stata rappresentata nei primi commenti al voto.

Sul numero assoluto dei voti validi espressi la percentuale degli elettori che aveva partecipato alle primarie di Ferrante è dell’11,6%, contro l’11,2% di domenica 14 novembre. Ma se raffrontiamo i partecipanti alle primarie con i voti ottenuti dal centrosinistra a Milano (Sarfatti nel 2005, Penati+Agnoletto nel 2010), ci accorgiamo che domenica ha preso parte al voto il 26% degli elettori del centrosinistra, contro il 25,1% del 2006.

Questo significa che l’aumento dell’astensionismo registrato alle regionali del 2010 e che ha colpito a destra come a sinistra è un’onda lunga e Giuliano Pisapia dovrà lavorare molto in quella direzione per recuperare in numeri assoluti; l’obiettivo deve essere quello di raggiungere lo stesso numero di elettori che votarono per il candidato del centrosinistra alle comunali del 2006 (Ferrante) che aveva totalizzato 320.000 consensi.

Il tema, dunque, non è l’estensione al centro della coalizione nella logica delle geometrie politiche romane, ma il recupero della fiducia da parte delle persone che hanno creduto alle ultime elezioni comunali alla proposta politica e amministrativa del centrosinistra. Se poi questo conquisterà anche i delusi del centrodestra ben venga, ma non sia prioritario.

I suggerimenti di Pierluigi Bersani mi appaiono dunque ancora una volta la conferma di una perdita di sintonia fra i vertici del partito democratico e la realtà. Rimbocchiamoci le maniche e lasciamo perdere le formule di palazzo.

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Tutti con Pisapia, ma all’inizio erano in tre

Dopo la vittoria di Pisapia alle primarie Cornelli, Majorina, La Forgia e Messina hanno rimesso il loro mandato. Bersani e Bindi lo riscoprono. Fab della prima ora solo Baruffi, Corritore e la Zajczyk.

Scarica l’articolo del Giorno di milano del 16 novembre 2010: pisapia ilgiorno 16 novembre.pdf

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Milano ricomincia da Pisapia

Articolo per Terra di Emanuele Bompan
PRIMARIE. Dopo la vittoria a sorpresa nella consultazione di domenica, il candidato del centrosinistra si prepara alla sfida con la Moratti. E ribadisce il suo sostegno ai cinque referendum sull’ambiente.

ll giorno dopo l’imprevista vittoria alle primarie di Milano, l’avvocato Giuliano Pisapia, che guiderà il centrosinistra contro Letizia Moratti, fresca di investitura berlusconiana, si riposa in famiglia.  E Terra lo ha raggiunto per chiedergli come proseguirà la campagna elettorale con i suoi ex avversari.  «Con Stefano, Valerio e Michele (Boeri, Onida e Sacerdoti, nda) ci siamo già riconfermati la volontà di proseguire il cammino insieme. Sarà la base di una collaborazione totale per andare a vincere la partita più importante, quella che dovrà determinare la sconfitta della Moratti e del centrodestra». E Albertini? «Non temo né Albertini – che se si candidasse toglierebbe voti alla Moratti e di certo non a me – né l’attuale sindaco. Piuttosto temo l’enorme potenza economica di Letizia Moratti, anche farà poco per cancellare l’incredibile delusione del suo malgoverno Milano è stanca dell’incompetenza del centrodestra, Milano vuole cambiare».

Non guarda solo alle elezioni comunali il candidato del cetrosinistra ma anche ai prossimi referendum sull’ambiente, che ha sostenuto: «Spero di poter continuare a collaborare con il comitato referendario “MilanoSìMuove” per riuscire ad apportare un significativo cambiamento delle politiche ambientali. Ridurre l’inquinamento significa tutelare la salute dei cittadini milanesi, ed è un punto cardine del mio programma». Pisapia, vicino a Sinistra Ecologia e Libertà, con una forte vocazione ambientalista e legalista, ha staccato di 5 punti l’avversario supportato dal Pd, l’architetto Stefano Boeri, superando così qualsiasi pronostico. La sconfitta di Boeri ha avuto immediate ripercussioni nel Pd lombardo. Maurizio Martina e Roberto Cornelli, rispettivamente segretario regionale e metropolitano, e Pierfrancesco Majorino, capogruppo a Palazzo Marino hanno rimesso il loro mandato, un passo verso le dimissioni, anche se a decidere saranno le assemblee che li hanno eletti, al massimo entro sabato.

Più che una sconfitta cocente del partito, per Giuseppe “Pippo” Civati, raggiunto al telefono da Terra, «è un segnale dei cittadini. Inoltre le dimissioni se saranno seguite da un’analisi seria per capire quello che è successo, possono essere un segnale di discontinuità con il passato. La sconfitta è soprattutto nel modo di fare del Pd, lo dicono gli elettori, che non hanno approvato la scelta del candidato. Ora è giusto che i dirigenti rispondano». Un segnale dunque anche per Bersani: «Alle primarie nazionali bisogna prepararsi bene per evitare soprese». Soddisfatto invece del risultato Maurizio Baruffi, consigliere comunale del Pd, sostenitore di Pisapia fin dalla prima ora: «Una grande vittoria. Ora il Partito democratico non deve diventare una zavorra per Pisapia, ma deve essere in grado di mettersi in sintonia con i propri elettori». E aggiunge che «i 5 referendum sull’ambiente (che si terranno in primavera a Milano, nda) daranno una mando a Giuliano che li ha sostenuti. Ora deve fare filotto, ovvero vincere entrambe le sfide».

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