PD Il candidto alle primarie vuole Bike Sharing e piste ciclabili. Oggi sarà sul treno per Roma con gli operai FIOM.
Scarica l’articolo del Giorno di Milano del 16 ottobre 2010: ambiente con pisapia il giorno 16 ottobre.pdf
ott 16
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PD Il candidto alle primarie vuole Bike Sharing e piste ciclabili. Oggi sarà sul treno per Roma con gli operai FIOM.
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Tags: giuliano pisapia, primarie, sindaco
ott 16
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Dal Corriere della Sea del 16 ottobre 2010
Obiettivo ballottaggio. A un mese dalle primarie del centrosinistra, che si svolgeranno il 14 novembre prossimo, i candidati serrano le fila, anche perché si va diffondendo la convinzione, confortata dai risultati di alcuni sondaggi, che il sindaco uscente Letizia Moratti potrebbe non avere la garanzia della vittoria al primo turno. E, in caso di un secondo passaggio, i leader del centrosinistra sono convinti che «la partita si può giocare perché gli elettori di centrodestra sono scontenti di questo sindaco». Per questo, anzi, da più parti giungono appelli a non dividersi, dopo che Giuliano Pisapia e Valerio Onida hanno chiesto al Pd di mettere a disposizione le sedi dei circoli e gli elenchi degli iscritti per fare la stessa propaganda che il Pd sta facendo a favore si Stefano Boeri. I quattro candidati, Giuliano Pisapia, Stefano Boeri, Valerio Onida e Michele Sacerdoti, sono tutti molto attivi. E, se ieri Pisapia ha illustrato il suo programma in tema di ambiente, oggi Boeri al Teatro Smeraldo presenterà la sua campagna elettorale che, oltre ai molti manifesti e alle locandine pubblicitarie già comparsi su muri e giornali, potrà contare anche su un inno, scritto ad hoc dal giovane cantautore milanese, Fabrizio Coppola. Tornando ai programmi, Pisapia, che oggi sarà a Roma alla manifestazione della Fiom-Cgil «per confermare la mia vicinanza e solidarietà ai lavoratori», ha scelto di illustrare il suo programma a poche ore dalla riaccensione dei riscaldamenti, «perché siamo al quarto giorno in cui il livello di PM 10 nell’ aria che respiriamo ha oltrepassato la soglia limite». Pisapia propone un ecopass «allargato e rimodulato», l’ estensione del bike sharing, le isole pedonali, le piste ciclabili con segnalazione sui marciapiedi, metropolitane aperte di notte il venerdì e il sabato: «Tutte idee – ha osservato Pisapia – che si possono attuare nel giro di pochi mesi perché sono già presenti nei cassetti dell’ amministrazione comunale». Altro impegno è quello per le domeniche a piedi («almeno una al mese»), di cui hanno parlato anche il consigliere comunale Maurizio Baruffi e l’ ex assessore all’ Ambiente di Torino, Paolo Hutter, sostenitori di Pisapia. Anche Onida parla di biciclette, aggiungendo due proposte: la prima riguarda «l’ integrazione dell’ uso della bici con quello della metropolitana, che va accompagnato all’ estensione del servizio Bikemi a tutta la città, con un deposito di bici del Comune vicino ad ogni stazione di metropolitana». La seconda proposta è «un programma di revisione dei fondi stradali». Il costituzionalista incalza poi sul tema dell’ inquinamento: «Non è più accettabile che molti edifici, anche pubblici, siano dei colabrodo energetici. Siamo in ritardo e non possiamo aspettare ancora». Michele Sacerdoti, infine, promette una campagna elettorale «a basso impatto ambientale. Mi muoverò in bicicletta e con i mezzi pubblici e non berrò acqua minerale. Userò la carta al minimo, possibilmente riciclata». E.So. RIPRODUZIONE RISERVATA
Soglio Elisabetta
ott 16
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Da repubblica Milano del 16 ottobre 2010 – di STEFANO ROSSI
Manca un mese alle primarie del centrosinistra e il clima della corsa fra i quattro candidati (l’ultimo, l’ambientalista Michele Sacerdoti, ha reso noto di avere raccolto le firme necessarie) si scalda. I tre principali rivali, Stefano Boeri, Valerio Onida e Giuliano Pisapia, dopo i primi confronti un po’ insipidi – in cui tutti e tre finivano per dire le stesse cose, tratte dal manuale del buon amministratore progressista – hanno scelto la strada dello smarcamento e della differenziazione dagli altri candidati. Così, sono cominciate le punzecchiature, e qualche volta è volato perfino qualche colpo basso.
Qualche esempio? L’ingorgo del prossimo 6 novembre: a Milano ci sarà Pierluigi Bersani (per sostenere Boeri) e guarda caso nello stesso giorno verrà pure, a rubargli la scena, Nichi Vendola (per Pisapia). «Gli apparati elettorali stanno diventano troppo ingombranti», lamenta Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd. In effetti la pressione – via sms ed email – sugli elettori delle primarie precedenti è notevole. A detenere i preziosi elenchi, com’è noto, è il Pd, che ha scelto Boeri e finora ha fatto orecchie da mercante alla richiesta di Onida e Pisapia di metterli a disposizione. A livello di quadri, i condizionamenti aumentano.
Giovanni Colombo, consigliere comunale di estrazione cattolica, dice: «Basta poco per diventare eretici nel Pd, sembra una caserma messicana». «Non esagererei – commenta Civati – ma quest’aria da crociate soffoca l’elettore. Un dirigente mi ha detto: se vince Pisapia, abbiamo perso le elezioni. Io rispondo: se Boeri perde le primarie il Pd ha sbagliato candidato». Il peso della macchina organizzativa del Pd non sfugge a Pisapia, che ha alzato il livello della sfida. «A Milano servono case da abitare, non grattacieli da guardare», è scritto nella sua pubblicità elettorale.
Concetto ripetuto da Maurizio Baruffi, un pd pro Pisapia: «Meglio il verde dei grattacieli all’Isola», vale a dire proprio il quartiere dove Boeri ha lavorato per Hines. Lo stesso Boeri, quando il consigliere comunale del Pd Davide Corritore si è schierato con Pisapia, lo ha apostrofato bruscamente, salvo poi scusarsi. «Una reazione istintiva – spiega oggi Michele Prevato, coordinatore della comunicazione di Boeri – la nostra comunicazione si basa sulla progettualità».
Un certo nervosismo, però, c’è. E per citare Bersani, la pazienza è finita: «I trentenni del nuovo corso – sostiene un altro eretico del Pd – sanno che Boeri non ha la vittoria in tasca. E se toppano per l’ennesima volta, saranno guai». Forse anche per questo è stata bocciata la proposta di Basilio Rizzo (Lista Fo) di votare come per il sindaco di Londra, esprimendo un voto di riserva per sommarlo alla prima scelta nel caso in cui il candidato vincente non ottenga la maggioranza: «L’obiettivo era di avere un candidato rappresentativo – spiega Rizzo – Ora mi aspetto risse con morti e feriti».
E i cattolici? Onida è il più vicino alla loro sensibilità. Ma ci sono cattolici (ciellini) pronti a dare una mano a Boeri. E Pisapia, l’uomo della sinistra radicale, ha gettato un ponte reclutando i comunicatori della Sec del ciellino Fiorenzo Tagliabue. Ma, replicano dall’agenzia di comunicazione, «Pisapia è da sempre vicino ai cattolici impegnati nel sociale». Il risultato, riflette Fabio Pizzul, consigliere regionale, «potrebbe essere una scarsa partecipazione cattolica alle primarie, per il modo in cui sono state gestite. Ma c’è ancora tempo per provare a recuperare».
Giuliano Pisapia spiega a Ettore Colombo che cosa farebbe se diventasse primo cittadino di Milano.
Scarica l’articolo dal Riformista del 9 ottobre 2010: il riformista sabato 9 ottobre pisapia.pdf.
Tags: giuliano pisapia, milano, primarie, sindaco
ott 9
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Sanzioni possibili anche per i ragazzi. Giro di vite anche per i centri massaggi. Baruffi: “è l’ennesima ipocrisa di una giunta tutta chiacchere e distintivo”.
Scarica l’articolo del Corriere della Sera del 9 ottobre: tatuaggi corriere 9 ottobre 2010.
Tags: corriere della sera, tatoo, tatuaggi
ott 9
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L’idea dell’assessore Giovanni Terzi: ”I giovani vanno informati dei rischi e occorre coinvolgere le famiglie”. E per gli operatori sanzioni fino a 500 euro.
Milano, 9 ottobre 2010 – Farsi un tatuaggio o un piercing senza dirlo a mamma e papà potrebbe costare caro ai minorenni milanesi. Sì, perché il Comune sta pensando di introdurre multe salate per i ragazzini che vogliono a tutti costi un tatoo o un gingillo d’acciaio infilato nella pelle senza chiedere l’autorizzazione dei genitori. L’assessore alle Attività produttive, il pidiellino Giovanni Terzi, punta a estendere le sanzioni appena approvate dalla giunta di Palazzo Marino ai tatuatori o agli applicatori di piercing non in regola anche a chi si fa decorare il corpo, non ha ancora compiuto 18 anni e lo fa di nascosto.
Sanzioni che vanno dai 250 ai 500 euro, oltre al rischio di una condanna per lesioni volontarie come stabilito della Cassazione, per chi lascia segni indelebili sulla pelle dei minorenni. «Sono allo studio provvedimenti rivolti anche al minore, per l’informazione e il coinvolgimento della famiglia», precisa Terzi, dopo che in un primo momento l’assessore aveva fatto capire che le multe ai minorenni erano già state previste nel regolamento su centri massaggi, parrucchieri, tatuatori e applicatori di piercing appena votato dalla giunta di Palazzo Marino.
Un’idea, quella di sanzionare i minori di 18 anni amanti delle decorazioni corporee, che scatena subito le reazioni dell’opposizione a Palazzo Marino. Il consigliere comunale del Partito democratico Maurizio Baruffi affonda il colpo: «Multare i genitori dei minori che, senza consenso, si fanno il tatuaggio o il piercing è l’ennesima ipocrisia di una Giunta tutta chiacchiere e distintivo». Ennesima ipocrisia, secondo Baruffi, perché la Giunta guidata dal sindaco Letizia Moratti nel luglio del 2009 ha introdotto un’ordinanza che punisce con una multa di 500 euro i minorenni che bevono alcolici in strada o nei locali pubblici.
Insomma, ragazzini milanesi sempre nel mirino del Comune. Questione, soprattutto, di prevenzione, nelle intenzioni dei vertici di Palazzo Marino. Dall’alcol ai tatuaggi. Anche perché — sottolinea Terzi — «nel caso dei tatoo spesso e volentieri le norme igieniche non vengono rispettate. E i ragazzi devono conoscere i rischi a cui vanno incontro».
Magari grazie anche allo spauracchio di una multa che alla fine dovrebbero pagare mamma e papà. Con tutto ciò che ne consegue in termini di rimproveri, punizioni e altri provvedimenti stavolta non affidati all’amministrazione comunale ma agli stessi genitori. Tant’è. Ora resta solo da vedere se la giunta morattiana andrà fino in fondo e tradurrà in un atto ufficiale quello che per ora è solo un’idea allo studio dell’assessore Terzi.
Peraltro dovrebbero essere i tatuatori e gli applicatori di piercing a rivolvere il problema a monte. Per loro, infatti, c’è l’obbligo di chiedere la carta d’identità ai più giovani, per stabilire se hanno compiuto o no i 18 anni, prima di procedere sulla loro pelle.
di Massimiliano Mingoia
Tags: il giorno, maurizio baruffi, tatoo, tatuaggi
ott 7
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Maggioranza dei consiglieri con Boeri, ma altri scelgono Pisapia e Onida. Anche Verdi, Prc e Pdci si dividono. Milly Moratti: i partiti non diano indicazioni.
Scarica l’articolo del Corriere della Sera del 7 ottobre 2010: corriere_71010.pdf.
ott 6
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La commissione del Comune di milano chiede un incontro con il board della società. Baruffi: “chiediamo un rendiconto, temiamo che a2a perdi di vista il suo obiettivo, cioè lavorare per Milano e Brescia e non rischiare perdite in progetti lontani dal territorio”.
Scarica l’articolo del Sole 24 ore del 6 ottobre 2010: sole_24_ore_61010.pdf.
Da Repubblica — 05 ottobre 2010 pagina 1 sezione: MILANO
DA ANGIOLINI a Zaccaria, per stare all’ ordine alfabetico. Una compagnia variegata, si ritrovano assieme strenui difensori della laicità dello Stato e cattolici praticanti, ex popolari ed ex diessini che forse tanto d’ accordo non sono mai andati, alfieri del progressismo più spinto e moderati. SONO 25 esponenti del Pd che si schierano – nero su bianco – a fianco del costituzionalista Valerio Onida in vista delle primarie per il sindaco, quelle del 14 novembre. Un atto di disobbiedienza nei confronti del loro partito, che invece ha indicato Stefano Boeri. Disobbedienti come altri, sempre tra i Democratici, che invece hanno scelto Giuliano Pisapia. Tutto bene, nessun problema, semmai «queste divisioni sono una ricchezza», è il refrain. Ma a ben vedere, qualche problemino c’ è. E riguarda proprio il Pd. Ma vediamo. Innanzitutto l’ endorsement pro-Onida. Apre l’ elenco l’ avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini; seguono, tra gli altri, il costituzionalista cattolico Enzo Balboni, l’ ex assessore alla Provincia Daniela Benelli (già diessina “di destra”), l’ ex presidente delle Acli Giovanni Bianchi, i sindacalisti della Cgil Riccardo Terzi e Gianni Bombaci,i consiglieri comunali Giovanni Colomboe David Gentili, l’ ex dc Daniela Mazzucconi, il prodiano Franco Monaco, come del resto Zaccaria… Dicono, anzi scrivono, che ci sono almeno cinque ragioni per votare Onida alle primarie: candidato davvero «civico», competente sui problemi della pubblica amministrazione, più capace degli altri di raccogliere consensi ampi e trasversali, prodiano della prima ora, trasparente e autonomo. Ma a tenerli insieme c’ è soprattutto una cosa. E Fabio Arrigoni, capogruppo del Pd in Zona 1, firmatario dell’ appello, prova a spiegarla così: «Vero, siamo una compagnia un po’ strana, il fatto è che sulle primarie i partiti non possono vincolare gli iscritti: se si è troppo blindati poi c’ è il rischio che a votare non ci vada nessuno». Daniela Benelli rafforza il concetto. Con una domanda retorica: «Ma non abbiamo fatto un partito nuovo proprio per tenere insieme culture diverse?». Insomma: «Si sarebbe potuto benissimo, senza far venir meno la dignità del Pd, non indicare nessuno; in questo modo non si sarebbe contraddetta la scelta civica compiuta dal partito a Milano, che ha rinunciato a candidare un suo esponente». Poi arriva la stoccata, ed è questo, per il Pd, il problema a cui alludono molti “irregolari”: «A Dio piacendo – conclude Benelli – non siamo più un partito leninista, ma se alla fine a vincere le primarie sarà uno non indicato dal Pd, a qualcuno potrebbe venir voglia di mettere in minoranza il gruppo dirigente». «In ogni caso – aggiunge Angiolini – grazie a noi l’ indicazione data dalla direzione provinciale non è netta, non preclude il principio della libertà dei membri del partito di scegliere chi credono alle primarie». Poi ci sono i Democratici proPisapia. Tra i più noti, tre consiglieri comunali (Francesca Zajczyk, Maurizio Baruffi, Davide Corritore), l’ ex magistrato Gerardo D’ Ambrosio, Anna Puccio dell’ esecutivo regionale. La Zajczyk ripercorre le tappe della vicenda: «A luglio ero molto preoccupata, il Pd non prendeva posizione, la situazione sembrava bloccata, così quando si è fatto avanti Pisapia ho pensato non solo che fosse un ottimo candidato, ma soprattutto che si assumeva la responsabilità di farci uscire da quest’ impasse; continuo a ritenere che se il mio partito non avesse metto il cappello su alcun candidato, avrebbe fatto un’ operazione molto significativa: politica e di immagine». E a dare l’ idea l’ idea di quanto grande sia il disordine sotto il cielo del Pd, ecco le riflessioni, ai limiti del sarcasmo, di Lino Duilio, già segretario regionale del Ppi: «Va bene, ormai è inutile piangere sul latte versato, meglio non alimentare altre polemiche. Sta di fatto che l’ indicazione per Boeri contraddice lo spirito delle primarie: io stesso non ho ancora deciso con chi schierarmi. Sarei per Onida, ma neppure Pisapia mi dispiace affatto, anzi: perché no?». – RODOLFO SALA
Tags: giuliano pisapia, primarie, repubblica
ago 3
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Articolo di Alessia Gallione da Repubblica.it, edizione di Milano.
LAVORI FUORI CORSO
ALESSIA GALLIONE
In cima alla classifica, per ora, rimane il tragitto Fiera-Pagano-Solari: 4,74 chilometri da percorrere senza sosta. Quasi un miraggio. Seguito dai 4,6 chilometri della Martesana, dai 4 lungo il Naviglio Grande e dai 4,3 in zona Forlanini. Quattro percorsi, gli unici che non si limitano a un chilometro o poco più, di una rete di piste ciclabili fatta di tratti che, a volte, non raggiungono neppure i cento metri. Uno spezzatino disseminato, un po’ a caso, in tutta la città.
Monconi che partono e si interrompono improvvisamente, che riprendono e finiscono nel nulla. Dovrebbero comporre una rete che oggi, il Comune, sostiene si estenda per 100 chilometri ma che, in quattro anni, non è riuscito a ricucire. Perché è dal 2006, e dalle promesse fatte allora, che bisogna ripartire per capire il piano mai realizzato dalla giunta. Che prometteva di raddoppiare i chilometri di piste ciclabili, ma soprattutto di rendere Milano una città “all’avanguardia nelle politiche di sostenibilità ambientale”.
La dichiarazione è di Letizia Moratti e data 24 marzo 2010. È allora che il sindaco ha annunciato, entro la fine del suo mandato, trenta chilometri di percorsi in più dedicati alle due ruote, quando finora ne sono stati costruiti quindici: “Arriveremo a 131 chilometri nel 2011, 190 nel 2015″. Numeri che sono il risultato, però, di un elenco iniziale sempre più ridimensionato e del tentativo di presentarsi in campagna elettorale con qualche medaglia in più. Un rush finale per realizzare in pochi mesi quello che è sempre stato rimandato.
Eppure la giunta Moratti prometteva una “rivoluzione”: un “piano della mobilità ciclistica” che avrebbe dovuto contenere tutto lo scibile dedicato alle due ruote. Non solo piste, ma ciclo-stazioni, corsie, segnaletica, sicurezza, la possibilità di portare le bici sui mezzi pubblici… Il lavoro, voluto dall’allora assessore alla Mobilità Edoardo Croci, partì nel 2006 anche in collaborazione con associazioni come Ciclobby.
Peccato che sia sempre rimasto nel cassetto. Una sintesi venne presentata nel 2007, ma la versione completa non è mai arrivata in giunta per le continue frenate di una parte del Pdl che ha sempre guardato alle piste come a possibili minacce per i posti auto.
Galli, Ciclobby: “I ciclisti sono sempre di più”
Il primo cantiere destinato a trasformare in realtà la promessa della Moratti è partito – quasi un mese in ritardo – quattro notti fa a Porta Venezia: 5,49 chilometri fino alla Centrale. Entro l’estate, però, assicura l’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini, inizieranno anche i lavori (4,65 chilometri) lungo la Cerchia dei Navigli, e quelli per due “Raggi verdi” (da Porta Nuova fino alla Martesana e dal Castello fino a Rho) che dovranno regalare alla città i nuovi alberi. Perché, in realtà, per raggiungere il traguardo di una trentina di chilometri in più bisogna sommare 19 chilometri di piste e 12 di Raggi verdi.
Anche gli altri interventi, però, sostiene adesso Palazzo Marino, partiranno: in tutto 11,5 milioni di euro spesi da qui alla primavera del 2011. La lista presentata a marzo, poi, è la stessa lasciata in eredità da Croci a ottobre del 2009, al termine di un interminabile tavolo con gli altri assessori per strappare almeno gli interventi “prioritari”. “È il minimo indispensabile – dice l’ex assessore – ed è doveroso almeno completare quello che era già stato definito da tempo”.
Sono i numeri a dare il senso di un progetto rimasto in gran parte sulla carta. La sintesi è del verde Enrico Fedrighini: “Il ridimensionamento delle piste è dimostrato dall’ultimo annuncio: una ministra riscaldata di tutto quello che era stato programmato e mai realizzato. Eppure i tecnici hanno preparato progetti di livello: è la politica che li ha bloccati”. Nel 2006, si diceva, a Milano c’erano 67 chilometri di piste. “Nei prossimi tre anni arriveremo a 120″ annunciava allora Croci. Un traguardo di 50 chilometri in più spostato sempre più avanti nel tempo fino a coincidere con la fine del mandato.
Nel 2008, addirittura, la cifra subiva un’impennata: “L’obiettivo del 2011 è arrivare a 147 chilometri contro i 72 attuali”. Con una sorpresa. Nel 2009 a Palazzo Marino si fece un nuovo conteggio e ci si accorse che il saldo di partenza andava rivisto all’insù: nel 2006 non c’erano 67, ma 85 chilometri di piste. Non solo. Nel 15 chilometri realizzati ex novo (per arrivare a cento) è finito di tutto, anche tratti da dieci metri (un attraversamento ciclabile al Parco Nord) o da 76 metri (via Monte Rosa). La maggior parte del resto non supera il chilometro con pochi esempi (i 2 chilometri Duomo-Forlanini-via Marescalchi e via Corelli o i 3,091 del sistema Molise Calvairate) che arrivano a una lunghezza accettabile.
Il caso esemplare sono le piste del centro, dove si sente più la mancanza di percorsi sicuri. Tre tracciati per cui il Comune ha ricevuto anche un finanziamento ministeriale. Il primo lotto sarebbe dovuto partire nel 2008. Due anni dopo, ecco il vicesindaco De Corato, che ha ereditato le deleghe alla Mobilità: “Il progetto per l’itinerario Duomo-Porta Nuova, da 5,5 milioni di euro, è stato approvato a dicembre del 2009 ed è in corso l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione a Metropolitana milanese; anche la progettazione definitiva degli itinerari Duomo-Monforte e Duomo-Sempione è in corso di affidamento sempre ad Mm”.
Bene. Anche se, a sentire i tecnici, l’unico tragitto che ha possibilità di partire è quello di Porta Nuova all’interno della pedonalizzazione di Brera. E il saldo per i ciclisti, secondo il consigliere comunale del Pd Maurizio Baruffi, non andrebbe fatto soltanto in termini di piste: “L’avanguardia di tutte le città europee ragiona in termini di strade sicure o di alternative come l’uso dei marciapiedi larghi”. Se ne riparlerà nella prossima giunta.
Tags: ciclobby, comune di milano, mobilità, piste ciclabili, repubblica.it
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